Il frate francescano, matematico e amico di Leonardo da Vinci – Luca Pacioli – morì il 19 giugno 1517 nella cittadina toscana di Sansepolcro dove era nato. Ha lasciato un’eredità che ancora modella il modo in cui il mondo fa affari.
Cinquecentonove anni fa, oggi, Luca Bartolomeo de Pacioli moriva a Sansepolcro, il piccolo paese della Toscana orientale dove aveva trascorso i suoi primi e ultimi anni. Aveva circa 70 anni. Il titolo che la storia gli ha dato – il padre della contabilità – dice molto sulla sua influenza pratica, ma piuttosto meno sull’intera gamma di una mente che spaziava liberamente tra matematica, geometria, filosofia, arte e architettura, e che lo pose al centro della vita intellettuale del Rinascimento.
Da Sansepolcro a Venezia
Pacioli nacque tra il 1446 e il 1448 a Sansepolcro, figlio di Bartolomeo Pacioli. Suo padre morì quando aveva circa 11 o 12 anni, e fu affidato alle cure di una ricca famiglia di mercanti locali, i Bofolci, che gli diede un’istruzione basata sulla matematica e sul commercio. Era una preparazione pratica per un mondo mercantile, espressa in volgare piuttosto che in latino.
Intorno al 1464 si trasferì a Venezia, proseguendo gli studi e lavorando come precettore dei tre figli di un ricco mercante, Antonio Rompiasi. Da Venezia si recò a Roma, dove strinse amicizia con l’architetto, artista e matematico Leon Battista Alberti. Tornò a Sansepolcro nel 1470 per entrare nell’Ordine francescano, e da allora in poi trascorse decenni viaggiando attraverso l’Italia insegnando matematica a Perugia, Firenze, Venezia, Milano, Pisa, Bologna e Roma.
Gli fu assegnata la prima cattedra di matematica presso l’Università di Perugia, un’istituzione dove produsse anche un sostanzioso libro di testo di 600 pagine per i suoi studenti che trattava di aritmetica mercantile, algebra, baratto, profitto e scambio.
La Summa e la nascita della contabilità moderna
Nel 1494, a Venezia, Pacioli pubblicò l’opera per la quale è più ricordato: il Summa de arithmetica, geometria, proporzioni et proporzionalitàconosciuto semplicemente come Summa. Stampato in una città che allora era la capitale editoriale dell’Europa meridionale, era un’indagine completa di tutta la conoscenza matematica dell’epoca, attingendo a fonti antiche e contemporanee per produrre la trattazione più completa dell’argomento mai pubblicata.
Nelle sue pagine c’era una trattazione in 27 sezioni di ciò che già praticavano i mercanti veneziani: la contabilità a partita doppia, in cui ogni transazione è registrata simultaneamente sia come debito che come credito, e i registri non possono essere chiusi finché non risultano in pareggio. Pacioli non inventò il sistema – stava documentando pratiche già in uso – ma la sua codificazione, ampiamente diffusa attraverso la stampa, lo trasformò da consuetudine mercantile locale nel fondamento della contabilità moderna. I principi da lui stabiliti nel Summa rimangono al centro della pratica finanziaria oggi.
Leonardo, la geometria e la Divina Proporzione
Dopo il SummaPacioli accettò l’invito del duca Ludovico Sforza a lavorare a Milano, arrivando nel 1497. Lì incontrò Leonardo da Vinci, e i due uomini formarono una delle più grandi amicizie intellettuali del Rinascimento. Pacioli visse con Leonardo come ospite della casa, insegnandogli matematica e geometria; Leonardo, a sua volta, disegnò le illustrazioni per la successiva grande opera di Pacioli, De Divina Proporzionescritto a Milano e pubblicato a Venezia nel 1509.
Divina proporzione ha esplorato le proprietà matematiche ed estetiche della sezione aurea – la relazione proporzionale presente in natura e applicata all’architettura e all’arte – e le sue illustrazioni di Leonardo, inclusa la prima rappresentazione stampata di un rombicubottaedro, sono tra i migliori disegni scientifici del periodo rinascimentale. L’influenza della sezione aurea si estese ben oltre il tempo di Pacioli; l’architetto svizzero-francese Le Corbusier lo invocò negli anni Quaranta come base per il suo sistema proporzionale, il Modulor.
La partnership è stata interrotta dalla politica. Nel 1499 Luigi XII di Francia conquistò Milano, mandando in esilio Ludovico Sforza. Pacioli e Leonardo fuggirono insieme – prima a Mantova, poi a Venezia – prima di prendere strade separate.
La questione del plagio
La reputazione di Pacioli non era incontrastata. L’artista e storico del XVI secolo Giorgio Vasari lo accusò di aver incorporato, senza credito, il testo tradotto di un’opera di Piero della Francesca — De quinque corporibus regolaribusun trattato sulla geometria dei poliedri – in Divina proporzione. Piero della Francesca era, come Pacioli, originario di Sansepolcro e forse il suo primo mentore. Resta incerto se Pacioli fosse stato uno studente di Piero, ma il debito intellettuale era notevole.
Alcuni studiosi, tuttavia, hanno sostenuto che l’edizione di Divina proporzione quello letto da Vasari potrebbe essere stato aggiunto per includere il lavoro di Piero dopo la morte di Pacioli, confondendo qualsiasi attribuzione di illeciti allo stesso Pacioli.
L’ultimo incarico universitario di Pacioli fu a Roma nel 1514 e 1515. Ritornò a Sansepolcro quando la sua salute peggiorò e morì lì il 19 giugno 1517. A quel tempo era, in ogni caso, una delle figure più influenti della sua epoca: consigliere di duchi, generali e papi, amico di Leonardo e l’uomo che aveva dato alla civiltà commerciale il linguaggio delle proprie finanze.