L’autorità antitrust italiana apre un’indagine su Apple su iCloud

L’AGCM sostiene che i fornitori cloud di terze parti sono esclusi dalle funzionalità di backup iOS liberamente disponibili sul servizio Apple: iCloud. Questo è il primo esercizio da parte dell’autorità di regolamentazione italiana dei poteri della legge sui mercati digitali.

L’autorità italiana garante della concorrenza, l’AGCM, ha avviato un’indagine formale su Apple per presunte violazioni della legge sui mercati digitali dell’Unione europea, prendendo di mira ciò che le autorità di regolamentazione descrivono come condizioni di parità tra iCloud di Apple e fornitori di cloud storage rivali.

L’indagine, annunciata martedì, è incentrata sugli obblighi di interoperabilità previsti dal DMA, che richiedono ad Apple di garantire che i servizi cloud consumer di terze parti possano accedere alle funzionalità iOS e iPadOS a parità di condizioni con le proprie piattaforme. L’AGCM ha affermato di aver raccolto prove che suggeriscono che ai fornitori rivali non viene concesso un accesso equivalente.

“Sembra che non abbiano accesso alle stesse funzionalità utilizzate o altrimenti rese disponibili a iCloud”, ha affermato l’autorità nella sua dichiarazione. Ha citato la funzionalità di backup completo del dispositivo come esempio concreto. Attualmente, la possibilità di eseguire il backup di un intero iPhone o iPad è una funzionalità a livello di sistema riservata esclusivamente ad iCloud. Lascia i concorrenti incapaci di offrire un’esperienza utente corrispondente.

Una prima pietra miliare per l’Italia

L’indagine segna la prima volta che l’AGCM esercita i suoi poteri ai sensi dell’articolo 38 della DMA, che consente alle autorità nazionali garanti della concorrenza negli Stati membri dell’UE di condurre indagini preliminari su potenziali violazioni del gatekeeper prima di trasmettere i risultati a Bruxelles. L’autorità ha affermato che l’indagine è in stretta collaborazione con la Commissione europea. Le sue conclusioni saranno inoltre condivise con la Commissione per sostenere il suo ruolo di unico garante della DMA.

Le aziende che violano le regole DMA possono incorrere in sanzioni fino al 10% del fatturato annuo mondiale. Il fatturato annuo di Apple ammonta a centinaia di miliardi di dollari, il che rende la posta in gioco finanziaria considerevole. Tuttavia, un’azione coercitiva su tale scala spetterebbe in ultima analisi alla Commissione piuttosto che a Roma.

Il record di Apple con le autorità di regolamentazione italiane

Apple non è estranea all’AGCM. L’autorità di regolamentazione italiana ha multato ripetutamente l’azienda nel corso degli anni, da pratiche di garanzia fuorvianti a una sanzione di circa 98,6 milioni di euro per le sue regole di trasparenza del tracciamento delle app.

La nuova indagine si aggiunge a un crescente numero di attività di applicazione del DMA in tutta Europa. Apple ha già apportato modifiche radicali al suo ecosistema software nella regione sotto la pressione della conformità DMA. Queste modifiche includono piani per consentire agli utenti dell’UE di scegliere protocolli di trasmissione alternativi al posto di AirPlay. La società ha inoltre confermato che ritarderà l’implementazione delle funzionalità di Siri AI nell’UE, citando le preoccupazioni che i rigidi mandati di interoperabilità della DMA creino incertezza giuridica.

Apple non aveva risposto pubblicamente all’annuncio dell’AGCM al momento della pubblicazione.