Le temperature dell’acqua della laguna di 32 gradi stanno privando di ossigeno vongole e cozze e alimentando fioriture di alghe che non si vedevano da un decennio. In alcuni settori ciò comporta perdite fino al 100%..
Le famose vongole e cozze del Delta del Po stanno morendo in gran numero poiché l’acqua alla foce del fiume più lungo d’Italia raggiunge temperature troppo elevate perché i molluschi possano sopravvivere. Ne consegue una successione di ondate di caldo legate ai cambiamenti climatici.
L’acqua della laguna ha raggiunto i 32 gradi, un livello che secondo gli operatori si sta rivelando fatale per i molluschi che da tempo sostengono l’economia della pesca locale. Nella Sacca di Goro, in provincia di Ferrara, sono scomparse fino al 90% delle vongole. Dall’altra parte dell’acqua, a Scardovari, nel versante di Rovigo, i produttori hanno registrato la morte improvvisa di 1.000 quintali – 100 tonnellate – di cozze certificate Dop.
L’ossigeno è affamato, le alghe prosperano
A lanciare l’allarme è il settore agroalimentare e pesca di Confcooperative, come riporta il quotidiano Nuova Ferrara.
Man mano che la temperatura dell’acqua sale, la concentrazione di ossigeno diminuisce, lasciando i molluschi in difficoltà per sopravvivere, mentre le condizioni più calde hanno innescato una fioritura di alghe su una scala che non si vedeva da dieci a quindici anni. Gli operatori ora devono rimuovere fisicamente le alghe semplicemente per continuare a lavorare nelle lagune.
Un settore già sotto assedio
Il caldo si è abbattuto su un settore che stava già lottando per la sopravvivenza. Il settore delle vongole aveva appena cominciato a riprendersi dall’invasione del granchio blu, una specie invasiva che negli ultimi anni ha devastato i fondali di molluschi lungo la costa adriatica italiana.
Le recinzioni a prova di granchio installate per tenere lontani i predatori durante le ondate di caldo hanno portato anch’esse uno sgradito effetto collaterale, limitando il flusso d’acqua attraverso le lagune e trasformando di fatto la Sacca di Goro in quella che gli operatori descrivono come una gigantesca pentola.
Esperti e associazioni di categoria stimano ormai perdite pari al 70-100% del prodotto nelle zone più colpite, con Goro particolarmente colpita. Confcooperative stima che il costo più ampio del cambiamento climatico per l’industria della pesca professionale italiana sia di circa 200 milioni di euro all’anno, con la molluschicoltura tra i settori che subiscono il peso maggiore.