Il cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, utilizzò la sua vasta ricchezza e potere per costruire una delle più grandi collezioni d’arte della storia. Sostenne il giovane Bernini e riconobbe fin dall’inizio il genio di Caravaggio.
Il cardinale Scipione Borghese, mecenate di Gian Lorenzo Bernini e Caravaggio e creatore di una delle più importanti collezioni d’arte mai raccolte da un individuo, nacque il 1 settembre 1576 ad Artena, una piccola cittadina a sud-est di Roma.
Da Caffarelli a Borghese
Nacque Scipione Caffarelli, figlio di Francesco Caffarelli e Ortensia Borghese. Quando suo padre si trovò in difficoltà finanziarie, suo zio Camillo Borghese intervenne per pagargli gli studi. Tutto cambiò nel 1605, quando Camillo fu eletto Papa Paolo V. Prontamente nominò cardinale suo nipote e gli concesse il diritto di portare il nome e lo stemma Borghese, trasformando Scipione, praticamente da un giorno all’altro, in uno degli uomini più potenti di Roma.
In qualità di cardinale nipote, cardinale nipote, Scipione divenne il capo effettivo del governo del Vaticano e utilizzò le tasse e le tasse papali che scorrevano nelle sue mani per accumulare una straordinaria fortuna personale, insieme a vaste proprietà terriere. Fu questa ricchezza, unita alla sua posizione, a dargli i mezzi per costruire una delle collezioni d’arte più importanti dell’epoca.
Acquisire arte con ogni mezzo necessario
Scipione era, secondo molti, tanto spietato quanto perspicace. Nel 1607, il Papa gli consegnò 107 dipinti confiscati dallo studio del pittore Cavalier d’Arpino a causa di tasse non pagate – un bottino che includeva due importanti opere del primo Caravaggio, l’autoritratto noto come Bacco malato e Ragazzo con canestro di frutta. Nello stesso anno acquisì la collezione del Patriarca di Aquileia e nel 1608 ottenne altri 71 dipinti dal cardinale Sfondrato, tra cui, secondo quanto riferito, l’Amore sacro e profano di Tiziano e opere di Raffaello.
I suoi metodi potrebbero essere sfacciati. Fece sì che la Deposizione di Raffaello fosse rimossa da una chiesa di Perugia e portata a Roma per la sua collezione, essendo poi costretto a fornire alla città due copie fedeli per scongiurare disordini pubblici. Si dice anche che si sia appropriato della Madonna col Bambino e Sant’Anna di Caravaggio, una grande pala d’altare originariamente commissionata per una cappella della Basilica di San Pietro.
Alla scoperta di Bernini e alla difesa di Caravaggio
Qualunque fossero i suoi metodi, l’occhio per il talento di Scipione era eccezionale. Fu il primo grande mecenate a riconoscere il genio del giovane Gian Lorenzo Bernini, commissionando allo scultore, tra il 1615 e il 1623, la creazione dei gruppi marmorei che rimangono oggi i pezzi centrali della Galleria Borghese: la Capra Amaltea, Enea e Anchise, il Ratto di Proserpina, David e Apollo e Dafne.
Leggi: Il giorno in cui mi innamorai della scultura
Altrettanto rapido fu il cogliere l’originalità della pittura di Caravaggio in un momento in cui la breve e turbolenta carriera dell’artista era appena agli inizi: un giudizio ampiamente confermato dalla storia, anche se all’epoca non era universalmente condiviso.
Verso la fine della sua vita, nel 1632, Bernini realizzò anche due busti di marmo del cardinale, oggi tra i più celebri ritratti scultorei barocchi esistenti. Secondo il suo biografo Filippo Baldinucci, Bernini notò una crepa nel marmo del primo busto dopo averlo completato e, invece di presentare un’opera difettosa, scolpì silenziosamente una seconda versione nel giro di pochi giorni.
La Villa Borghese

Per ospitare la sua crescente collezione, Scipione costruì Villa Borghese sul Pincio di Roma, insieme a miglioramenti a Villa Mondragone, assemblando dipinti, sculture antiche romane e commissioni contemporanee su una scala che pochi collezionisti privati di ogni epoca hanno eguagliato. Il suo patrimonio si estendeva ben oltre le sue opere barocche più note, comprendendo pezzi diversi come il Giudizio Universale del Beato Angelico, pale d’altare rinascimentali e dipinti del nord Europa.
Scipione Borghese morì a Roma il 2 ottobre 1633. La collezione da lui raccolta attraverso decenni di acquisizioni, confisca e appropriazione totale rimane oggi esposta al pubblico presso la Galleria Borghese, ancora considerata uno dei piccoli musei più belli del mondo.