La cucina italiana si avvicina al riconoscimento UNESCO

La cucina italiana ha compiuto un passo importante verso l’inclusione nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ha dato il primo via libera alla candidatura, rilasciando una valutazione tecnica positiva che raccomanda la cucina italiana per l’iscrizione. Questa approvazione segna la prima importante pietra miliare in un processo che potrebbe culminare nel riconoscimento ufficiale in occasione della riunione del Comitato intergovernativo dell’UNESCO a Nuova Delhi questo dicembre..

Il dossier di nomina del governo italiano, titolato “La cucina italiana: sostenibilità e diversità bioculturale”presenta il cibo come espressione vivente dell’identità del Paese: un insieme di pratiche sociali, rituali e gesti che uniscono le tradizioni locali senza gerarchia. La proposta del 2023 evidenzia quanto la cultura alimentare italiana sia profondamente radicata nella comunità e nella continuità. Descrive uno stile di vita in cui la conoscenza degli ingredienti e delle tecniche si tramanda di generazione in generazione e in cui l’atto di cucinare e condividere i pasti è significativo quanto i piatti stessi.

Nel dossier si sostiene che la cucina italiana incarna sostenibilità e biodiversità. Dagli uliveti in Puglia alle risaie in Lombardia e ai vigneti in Piemonte, la diversità regionale è il cuore della sua forza. È una cucina modellata dalla geografia e dalla storia, ma legata da un rispetto condiviso per la semplicità, la qualità e i prodotti locali. Questo mosaico di identità regionali è alla base della tesi italiana secondo cui il suo patrimonio alimentare non rappresenta solo ricette, ma un ecosistema culturale duraturo.

Equilibrio tra antiche usanze e sostenibilità moderna

La valutazione tecnica dell’UNESCO riconosce la profondità di questa narrazione culturale. Gli esperti hanno riconosciuto come le tradizioni culinarie italiane conciliano antiche usanze con la sostenibilità moderna. Il rapporto sottolinea anche il coinvolgimento della comunità dietro la nomina, con migliaia di italiani – dai cuochi casalinghi agli chef professionisti – che hanno contribuito alla creazione del dossier.

Questo processo non è sconosciuto all’Italia. Nel 2017, l’UNESCO ha aggiunto l’arte del pizzaiuolo napoletano alla lista del patrimonio immateriale, riconoscendo l’arte tradizionale della pizza come parte della cultura condivisa dall’umanità. Tuttavia, l’attuale nomina mira a qualcosa di più ampio: un riconoscimento della cucina italiana nel suo complesso, che comprenda la diversità regionale e sociale, dai piatti di montagna alpini alle ricette costiere siciliane.

Se il Comitato intergovernativo confermerà la nomina nella riunione di Nuova Delhi, in programma dall’8 al 13 dicembre, la cucina italiana entrerà a far parte di un ristretto gruppo di tradizioni alimentari riconosciute per il loro valore culturale, come la dieta mediterranea e la gastronomia francese. La designazione rafforzerebbe la posizione dell’Italia come leader globale nella cultura alimentare e potrebbe ulteriormente stimolare il turismo culinario, le esportazioni e la consapevolezza internazionale delle pratiche tradizionali.