La Meloni si arrabbia sul Superbonus mentre l’Italia non raggiunge l’obiettivo del deficit

L’Italia non è riuscita a portare il suo deficit di bilancio al di sotto della soglia del 3% fissata dall’UE. Ciò lascia il Paese intrappolato in una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo e provoca una risposta furiosa da parte del Primo Ministro Giorgia Meloni. Lei incolpa apertamente il programma di miglioramento domestico del Superbonus ereditato dal suo predecessore.

Il rapporto deficit/PIL dell’Italia per il 2025 è stato pari al 3,1%, secondo i dati pubblicati mercoledì dalle agenzie statistiche europee e italiane. Ciò delude le speranze che il paese possa finalmente uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo dell’UE quest’anno.

La Meloni punta la colpa sul “disastroso” Superbonus di Conte

La Meloni non ha fatto alcuno sforzo per nascondere la sua frustrazione. “È esasperante”, ha scritto sui social media. Secondo lei, l’Italia “avrebbe avuto ancora un deficit inferiore al 3% se, anche nel 2025, le casse dello Stato non fossero state gravate dai miliardi di euro spesi per il Superbonus”.

Il Superbonus era una politica di punta del governo Conte II, un’amministrazione di centrosinistra, che offriva ai proprietari di case generosi crediti d’imposta fino al 110% per miglioramenti di efficienza energetica e adeguamenti sismici. Sebbene apprezzato dai beneficiari, si è rivelato molto più costoso del previsto, con i suoi costi differiti che continuano a pesare sulle finanze pubbliche italiane anni dopo la sua liquidazione.

“La misura disastrosa del governo di sinistra Conte II, per ora, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, tagliando il margine di spesa del governo per la sanità pubblica, l’istruzione e il sostegno ai lavoratori a basso reddito”, ha detto Meloni.

L’opposizione di centrosinistra, invece, si è opposta, sottolineando che lo stesso governo Meloni non ha abolito il Superbonus quando è arrivato al potere ma ha continuato ad applicarlo.

Taglio delle previsioni di crescita e revisione del percorso del deficit

Le cupe notizie sul deficit sono arrivate insieme a una più ampia serie di revisioni al ribasso da parte del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Mercoledì ha presentato il Documento di finanza pubblica 2026 (DFP), il piano economico a medio termine dell’Italia.

Giorgetti ha confermato che la previsione di crescita del PIL italiano per il 2025 è stata ridotta allo 0,6%, con la stessa modesta cifra prevista per il 2027. Anche la previsione per il 2028 è stata ridotta, dallo 0,9% allo 0,8%. Il ministro ha citato tra i fattori che pesano sulle prospettive economiche il conflitto che coinvolge l’Iran.

Sul percorso del deficit Giorgetti ha offerto una cauta rassicurazione. Sebbene i dati siano peggiori di quanto previsto in precedenza, il governo prevede comunque di scendere al di sotto della soglia critica del 3% nel 2026. Il deficit è ora previsto al 2,9% per il 2026, in aumento rispetto alla stima precedente del 2,8%, prima di scendere al 2,8% nel 2027 e al 2,5% nel 2028.

Il ministro è stato sincero riguardo all’incertezza che circonda anche queste cifre riviste. “La premessa naturale è che non viviamo in circostanze normali, ma in circostanze del tutto eccezionali – ha detto ai giornalisti – e quindi le previsioni contenute nel documento sono inevitabilmente già discutibili e, ahimè, richiederanno ulteriori aggiornamenti nelle prossime settimane”.

Giorgetti ricorre all’analogia con il calcio

In un momento che avrà suscitato perplessità a Bruxelles e fatto sorridere gli ambienti calcistici italiani, Giorgetti si è rivolto a un’improbabile autorità per inquadrare la difficile situazione dell’Italia: il defunto allenatore di calcio jugoslavo Vujadin Boškov, famoso per i suoi impassibili aforismi sul gioco.

“Come ha detto Boškov, un rigore è quando l’arbitro fischia”, ha detto Giorgetti. “Quindi l’arbitro ha concesso il rigore; si può essere d’accordo o meno, ma queste sono le regole del gioco”.

Il ministro ha aggiunto che la questione se l’Italia uscirà dalla procedura per disavanzo eccessivo è stata per lui una priorità fino al 28 febbraio 2026, ma molto meno dopo quella data, una volta che l’esito è diventato chiaro.

Ha anche rivolto un colpo mirato ai critici nazionali che, a suo avviso, sembravano apprezzare la cattiva notizia. “Vedo alcuni commenti, capisco che in questo Paese ci sono addirittura dirigenti sportivi che festeggiano l’eliminazione della Nazionale dai Mondiali, quindi è anche chiaro che sono tanti a festeggiare perché una decisione arbitrale di questo tipo va contro l’interesse nazionale. Noi siamo un Paese così. Altrove normalmente non succede”.