Il presidente italiano ha approfittato del ricevimento per l’80° anniversario del Premio Strega per lanciare un messaggio mirato sul valore della lettura ai leader mondiali. Il premio letterario più prestigioso del paese, nel frattempo, si prepara per il suo finale più carico di simboli.
Il presidente Sergio Mattarella ha ricevuto martedì al Quirinale una delegazione del premio letterario più prestigioso italiano, il Premio Strega, in occasione dell’ottantesimo anniversario del premio. Ha poi colto l’occasione per pronunciare un’osservazione che avrà risonanza ben oltre il mondo delle lettere italiane.
«Se posso scherzare – ha detto Mattarella – è che se alcuni potenti del mondo, invece di coltivare autobiografie improbabili e immaginarie, si dedicassero alla lettura, probabilmente ne trarremmo tutti un grande beneficio».
Il commento si ispira ad una riflessione più ampia che il presidente ha sviluppato nel corso del suo discorso. Il Premio Strega, ha detto, “lancia un messaggio che spinge a leggere, e quindi a riflettere, e a cercare di capire”, qualità, ha suggerito, “di cui sentiamo il bisogno, molto intensamente, anche in questo periodo”, proprio perché la letteratura ci aiuta “a cercare di comprendere gli eventi e a evitare le tentazioni”.
Ottanta anni di lettere italiane
Il Premio Strega è stato fondato nel 1947 da Maria e Goffredo Bellonci, negli anni della ricostruzione che seguirono la Seconda Guerra Mondiale. Mattarella colloca l’origine del premio in quel momento di emergenza nazionale, ricordando il “contributo determinante della cultura nell’accompagnare la nascita della nuova Italia”, un contributo, in quel periodo, “a togliere le armi dalle mani e a mettere nelle nostre mani un libro”.
Il premio prende il nome dal liquore Strega, prodotto a Benevento e viene assegnato ogni anno dalla Fondazione Bellonci a un’opera di narrativa italiana. I voti provengono da Amici della domenicauna giuria selezionata di scrittori, critici e personaggi della cultura. Fin dalla sua prima edizione, la Strega ha funzionato sia come barometro del gusto letterario italiano sia come testimonianza dell’evoluzione dell’identità culturale del Paese.
In ottant’anni ha incoronato alcune delle opere più longeve della letteratura italiana, da Elsa Morante a Giorgio Bassani, da Umberto Eco alle case editrici rivali di Elena Ferrante. Resta il premio più ambito e dibattuto dagli autori italiani.
La classe del 2026
L’interesse per l’edizione di quest’anno è già notevole. Sono stati annunciati il 1° aprile, presso la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano a Roma, i dodici candidati all’80° Premio Strega, presentati dalla scrittrice Melania G. Mazzucco. La lista lunga è stata selezionata tra 79 opere inizialmente proposte dal Amici della domenica.
I dodici candidati sono: Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio); Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet); Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori); Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo); Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi); Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli); Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi); Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani); Cristiano Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo); Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma); Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi); e Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda).
Teresa Ciabatti, presentata da Roberto Saviano, e Mauro Covacich sono considerati i grandi nomi in corsa, con Ciabatti Donnaregina e quello di Covacich Lina e il sasso considerati forti contendenti per gli ultimi cinque. Ad attirare l’attenzione anche la candidatura di Ermanno Cavazzoni, 79 anni, romanziere reggiano ed ex sceneggiatore di Fellini noto per la sua prosa surrealista ed eccentrica, e Nadeesha Uyangoda, scrittrice e podcaster 33enne di origine srilankese la cui Acqua sporca porta una nuova voce distintiva alla competizione.
I critici hanno notato che la lista dei candidati per il 2026 è in gran parte distolta dai conflitti e dalle crisi sociali del momento presente. Si sta invece avvicinando alla narrativa storica, all’autofiction, al surrealismo biografico e a ciò che un osservatore ha definito “la magia del pensiero femminile”.
Una storica premiazione in Campidoglio

Il percorso verso il premio quest’anno comporta un carico di occasioni in più. La rosa dei cinque finalisti sarà resa nota il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento. Il vincitore sarà proclamato l’8 luglio, per la prima volta nella storia del premio, dalla Piazza del Campidoglio a Roma, trasmesso in diretta su Rai 3.
Il Campidoglio è il cuore civico simbolico di Roma, progettato da Michelangelo e affacciato sull’antico Foro. Gli organizzatori descrivono la scelta della sede come un deliberato omaggio alla città in cui il salotto letterario dei Bellonci per primo ha immaginato la nascita del premio, e all’ottantesimo anniversario che rende questa edizione diversa dalle precedenti.
È la cornice ideale per un premio che si è sempre inteso come qualcosa di più di un semplice premio letterario. È uno specchio rivolto all’Italia e un argomento, ogni anno rinnovato, a favore dell’insostituibile atto della lettura.