Alessandro Giuli ha licenziato il capo della sua segreteria tecnica e il capo della segreteria personale. I licenziamenti fanno seguito alla rivelazione che il finanziamento pubblico era stato rifiutato al documentario Regeni sul ricercatore italiano assassinato.
Il ministro italiano della Cultura Alessandro Giuli ha licenziato due alti funzionari in seguito alle polemiche sulla negazione dei fondi statali per un documentario su Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso al Cairo nel gennaio 2016.
I licenziamenti, denunciati per primi da Corriere della Serariguardano Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministero, ed Elena Proietti, che guidava la segreteria personale del ministro.
Merlino avrebbe mancato ai suoi doveri di supervisione dopo il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondodiretto da Simone Manetti, si è visto rifiutare il finanziamento ministeriale nonostante la richiesta formale del suo produttore. Si dice che fosse a conoscenza del rifiuto ma non ne abbia informato il ministro.
Il licenziamento di Proietti nasce da un altro fatto. Secondo quanto riferito, la figura di spicco umbra di Fratelli d’Italia non si è presentata all’aeroporto per la missione ufficiale del ministro a New York il mese scorso, perdendosi completamente il viaggio.
Giuli si era pronunciato duramente una volta venuto alla luce il rifiuto del finanziamento. Alla cerimonia di premiazione dei David di Donatello al Quirinale ha definito la situazione “inaccettabile”. Si è anche impegnato a ripristinare la “coscienza morale” laddove, secondo le sue parole, avevano prevalso l’opacità e l’incompetenza. Successivamente Giuli ha promesso un canale alternativo di finanziamento per il film, descrivendolo come un caso unico.
Ricaduta politica
Francesco Lollobrigida, capo della delegazione di Fratelli d’Italia al governo, ha cercato di minimizzare il riassetto, definendolo una ristrutturazione ministeriale di routine. Ha espresso la fiducia che entrambi i funzionari troverebbero ruoli utili altrove all’interno delle strutture istituzionali.
Tuttavia, riferisce l’ANSA, alcuni all’interno della maggioranza leggono le licenziamenti come portanti l’impronta implicita del pensiero del premier Giorgia Meloni, vista l’anzianità dei soggetti coinvolti e la delicata politica interna di Fratelli d’Italia.
Le voci dell’opposizione erano meno misurate. Sandro Ruotolo, portavoce culturale del Partito Democratico, ha definito l’episodio come la prova di una coalizione lacerata da conflitti interni, regolamenti di conti e fazioni concorrenti. L’ex primo ministro Matteo Renzi, leader di Italia Viva, è andato oltre, accusando Giuli su X di “arrogante incompetenza” e invitando il ministro a dimettersi piuttosto che licenziare altri.
L’episodio è l’ultimo di una serie di sconvolgimenti al ministero della Cultura, che all’inizio di questa legislatura avevano visto le dimissioni del sottosegretario Vittorio Sgarbi e quelle dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano. Il caso Regeni è coinciso anche con un’aspra disputa pubblica tra i rappresentanti di Fratelli d’Italia e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sulla partecipazione della Russia alla mostra d’arte di Venezia.
Il caso Regeni
Giulio Regeni aveva 28 anni quando scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016, dove stava conducendo una ricerca di dottorato per l’Università di Cambridge sui sindacati egiziani e i diritti dei lavoratori. Il suo corpo mutilato fu ritrovato nove giorni dopo alla periferia della città, con numerosi segni di tortura. Gli investigatori italiani credevano da tempo che fosse stato rapito e ucciso dopo essere stato scambiato per una spia straniera.
Il documentario ricostruisce il suo rapimento e la tortura attraverso la testimonianza della sua famiglia e del suo avvocato, ed è stato diffuso in concomitanza con il decimo anniversario del suo omicidio. Il 18 maggio è prevista una proiezione pubblica gratuita presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, organizzata dalla Fondazione Musica per Roma.
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