ROMA — Due secoli dopo che Mary Shelley pubblicò il suo romanzo radicale e visionario sulla fine dell’umanità, L’ultimo uomola Keats-Shelley House di Roma onora il traguardo con una nuova mostra. Intitolato Un mondo sull’orlo del baratrola mostra esplora l’inquietante rilevanza contemporanea di un’opera che ha sostanzialmente fondato il genere della narrativa apocalittica moderna.
La mostra, aperta fino al 21 novembre, è la prima ad essere ospitata in un nuovissimo spazio espositivo dedicato all’interno del museo, situato ai piedi dell’iconica Piazza di Spagna.
La mostra: artefatti e interpretazioni moderne
A cura di Elisabetta Marino, docente di Letteratura inglese presso l’Università di Roma Tor Vergata, Un mondo sull’orlo del baratro collega la storia del XIX secolo con la riflessione contemporanea.
I visitatori possono vedere manufatti rari e intimi della vita di Mary Shelley, tra cui:
- Lettere autografe e rare prime edizioni.
- Dipinti d’epoca e oggetti personali, compreso il suo scrittoio da viaggio (o “pendenza”).
- Arte visiva moderna creata dagli studenti della St George’s British International School di Roma, che offre un dialogo tra le ansie dell’era romantica e la gioventù di oggi.
Secondo un comunicato della Keats-Shelley House, la mostra “invita i visitatori a riscoprire una delle opere più radicali e lungimiranti della letteratura europea del XIX secolo, riaffermando Mary Shelley non solo come autrice di Frankensteinma anche come una delle voci più profonde e rilevanti della modernità”.
Dietro il libro: il capolavoro dimenticato di Mary Shelley
Mentre Frankenstein (1818) rimane un nome familiare, L’ultimo uomo – pubblicato in tre volumi nel gennaio 1826 – era probabilmente più ambizioso. All’epoca fu duramente criticato e in gran parte ignorato fino a una rinascita letteraria negli anni ’60.
Una profezia della fine del 21° secolo
Ambientato in un tetro futuro repubblicano alla fine degli anni 2090, il romanzo segue la vita di Lionel Verney, il figlio di un nobile impoverito che sale alla ribalta politica solo per assistere al lento e agonizzante collasso della civiltà globale. La forza distruttiva non è un mostro, ma una pandemia globale e inarrestabile di una piaga mortale.
Mentre la malattia si diffonde attraverso i continenti, le istituzioni umane, le guerre e le disuguaglianze sociali si dissolvono fino a diventare irrilevanti, lasciando Verney letteralmente come “l’ultimo uomo” in vita. Vaga da solo attraverso le rovine silenziose e decadenti dell’Europa.
Un’elegia del dolore personale
Il libro è profondamente autobiografico e funziona come un Roman à clef, un romanzo in cui persone reali appaiono sotto spoglie fittizie. Shelley lo scrisse nel profondo isolamento che seguì alle morti improvvise e consecutive dei suoi figli, di suo marito Percy Bysshe Shelley (che annegò nel 1822) e del loro caro amico Lord Byron (che morì in Grecia nel 1824).
I personaggi principali rispecchiano direttamente il suo cerchio perduto:
- Adrian, conte di Windsor: un filosofo idealizzato e utopico che guida una banda di sopravvissuti prima di annegare in una tempesta improvvisa, fortemente basato su Percy Bysshe Shelley.
- Lord Raymond: un leader militare carismatico, dal sangue caldo e molto ambizioso che muore combattendo in Grecia, modellato interamente su Lord Byron.
Attraverso L’ultimo uomoShelley non si è limitato a scrivere una storia di epidemia di fantascienza; ha elaborato il suo immenso dolore, creando una metafora di come ci si sente a vedere la sua intera generazione brillante e rivoluzionaria spazzata via, lasciandola indietro come unica sopravvissuta del suo mondo.
Informazioni sui visitatori
- Posizione: Casa Keats-Shelley, Piazza di Spagna, Roma
- Date: 21 maggio – 21 novembre
- Ore: Dal lunedì al sabato, 10:00–13:00 e 14:00–18:00
- Dettagli: Per biglietti e ulteriori informazioni, visitare il sito ufficiale della Keats-Shelley House.