È stata riconosciuta una rete di teatri storici nelle Marche, Umbria ed Emilia-Romagna a intere città che hanno unito i loro soldi per costruire, possedere e gestire insieme un teatro.
La maggior parte dei grandi teatri europei fa risalire la propria storia a una corte, a un monarca o a un ricco mecenate con soldi da spendere. Dieci teatri del centro Italia sono stati appena riconosciuti dall’UNESCO per essere stati costruiti dai comuni stessi.
La rete di dieci teatri storici è stata insignita dello status di Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, onorando una tradizione italiana distintiva in cui i cittadini comuni, piuttosto che aristocratici o singoli benefattori, finanziavano, costruivano e gestivano i propri teatri. La decisione è arrivata nel corso della 48esima sessione del Comitato per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, tenutasi a Busan, in Corea del Sud, tra il 19 e il 29 luglio.
L’elenco copre quello che l’UNESCO definisce “il sistema dei teatri condominiali all’italiana dei secoli XVIII e XIX nell’Italia centrale”. Porta il numero totale di siti Patrimonio dell’Umanità in Italia a 62, più di qualsiasi altro paese al mondo.
Un teatro posseduto come un condominio
L’idea alla base di questi edifici è già presente nel nome. “Condominio” è la stessa parola che gli italiani oggi usano per indicare un condominio, e questo era essenzialmente ciò che erano questi teatri. Comuni e privati cittadini unirono le loro risorse per costruire insieme un teatro, quindi ne condivisero la proprietà e l’uso, proprio come i vicini condividono una tromba delle scale o un cortile.
È un modello pratico tanto quanto idealistico. Mettendo in comune le risorse in questo modo, le città di piccole e medie dimensioni possono permettersi teatri eleganti e adeguatamente attrezzati, completi di palchi a più livelli, auditorium, platea, foyer e macchinari scenici funzionanti. Ha anche aperto l’accesso al teatro a persone che raramente vi avevano avuto accesso prima. In un’epoca in cui andare a teatro era ancora in gran parte un passatempo per la nobiltà, questi luoghi offrivano alla classe media in crescita un palcoscenico tutto suo.
Dal punto di vista architettonico, i teatri appartengono per lo più al periodo neoclassico, con occasionali fioriture di tardo barocco ancora visibili nei dettagli. Ma la vera caratteristica distintiva è la posizione. Costruiti proprio nel cuore dei centri storici, questi teatri divennero presto qualcosa di più simile a un municipio che a una sala da concerto. Erano luoghi in cui si svolgeva la vita pubblica, dove si formava l’opinione pubblica e dove si riuniva l’intera comunità, non solo gli spettatori.
La decisione dell’UNESCO
La citazione dell’UNESCO è attenta a sottolineare che non si tratta di onorare dieci graziosi edifici quanto un intero modo di fare le cose. Valorizza invece un modello di proprietà e partecipazione teatrale che ha messo radici in tutto il centro Italia e si è trasformato in una vera e propria rete regionale di teatri civici. A differenza dei luoghi fondati dalle corti reali o dalle principali istituzioni in altre parti d’Europa, questi teatri esistono perché la popolazione locale li ha finanziati, amministrati e utilizzati insieme.
Il ministro italiano della Cultura, Alessandro Giuli, ha definito l’inserimento nell’elenco un riconoscimento dell’eccezionale valore universale dei teatri. Li ha descritti come centri vitali di vita culturale, identità e coesione sociale per le comunità che li hanno fatti andare avanti per più di due secoli. Anche il Primo Ministro Giorgia Meloni ha accolto con favore la notizia, definendo i teatri tesori storici e culturali che aiutano a definire l’identità delle città dell’Italia centrale, e indicando l’elenco come un’ulteriore prova, nelle sue parole, dello status dell’Italia come superpotenza culturale.
La candidatura è stata guidata dalla Regione Marche sotto la presidenza di Francesco Acquaroli, in collaborazione con il Ministero della Cultura italiano e le regioni Umbria ed Emilia-Romagna.
I dieci teatri
L’elenco copre un sito seriale di dieci teatri distribuiti in tre regioni:
- Teatro Angelo MarianiSant’Agata Feltria (Emilia-Romagna) — Il teatro più antico d’Italia costruito interamente in legno
- Teatro PergolesiJesi (Marche)
- Teatro Ventidio BassoAscoli Piceno (Marche)
- Teatro Serpente AureoOffida (Marche)
- Teatro dell’AquilaFermo (Marche)
- Teatro Lauro RossiMacerata (Marche)
- Teatro FeroniaSan Severino Marche (Marche)
- Teatro Gentile da FabrianoFabriano (Marche)
- TeatroBramanteUrbania (Marche)
- Teatro NuovoGian Carlo MenottiSpoleto (Umbria)
Tutti e dieci sono ancora oggi teatri funzionanti, che mettono ancora in scena opera, teatro e musica.