I collezionisti possono ora acquistare copie digitali certificate delle principali opere d’arte italiane. I funzionari culturali lanciano un progetto che promette riproduzioni di qualità museale per una frazione del costo di un originale.
L’iniziativa, gestita dall’organizzazione no-profit Save the Artistic Heritage con il suo partner tecnico Cinello, offre agli acquirenti di fascia alta la possibilità di possedere una proiezione a grandezza naturale di capolavori come quello di Leonardo Signora con i capelli arruffati. Ogni edizione è incorniciata e ridimensionata per corrispondere all’originale, creando un’esperienza simile a quella di un museo.
I musei partecipanti firmano certificati di autenticità e ricevono il 50% dei profitti. I prezzi vanno da 30.000 a 300.000 euro, con le entrate che aiutano le istituzioni ad aumentare i finanziamenti in un momento di budget ristretti. Negli ultimi due anni il progetto ha già consegnato 300.000 euro ai musei italiani.
Serie limitata di nove
I pezzi digitali sono prodotti in tirature limitate di nove. Ciò fa eco al tradizionale numero di calchi consentiti da un unico stampo pur essendo considerato originale. Il catalogo comprende circa 250 opere provenienti da dieci musei e fondazioni italiane. Tra queste la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, Capodimonte di Napoli e la Pilotta di Parma. La Pilotta possiede il dipinto incompiuto di Leonardo raffigurante una donna con i capelli scompigliati dal vento, che il programma digitale ha venduto per 250.000 euro.
John Blem, fondatore di Cinello e vicepresidente dell’organizzazione no-profit, ha affermato che l’obiettivo è quello di creare opere d’arte piuttosto che tecnologia. Ha sottolineato il ruolo del progetto nell’offrire ai musei nuovi flussi di reddito. Un’organizzazione no-profit simile verrà lanciata negli Stati Uniti il prossimo anno.
Display digitali che imitano gli originali
Le copie digitali appaiono come immagini retroilluminate su schermi delle stesse dimensioni degli originali. Opere dai colori vivaci, come quelle di Raffaello Lo Sposalizio della Vergine esposti alla Pinacoteca di Brera a Milano, acquisiscono un ulteriore senso di luminosità. Dipinti più sommessi, tra cui il ritratto di Leonardo e quello di Mantegna Compianto su un Cristo mortoconserva i dettagli visibili fino ai singoli tratti di pennello. L’unica cosa che manca è la trama delle superfici originali.
Il direttore di Brera Angelo Crespi ha affermato che la riproduzione di Raffaello ha suscitato un forte interesse. Ne ha elogiato la chiarezza e il colore, ma ha notato che gli spettatori potevano ancora dire che si trattava di uno schermo digitale dopo un attento esame.
La tecnologia digitale sta diventando sempre più comune nel mondo dell’arte, con i musei che sperimentano tele digitali, scansioni ad alta risoluzione ed esperienze immersive. Il Museo Van Gogh ha sperimentato scansioni 3D e mostre interattive globali. Nel frattempo le istituzioni italiane utilizzano da tempo copie di alta qualità per la conservazione e la raccolta fondi.
Sostenere i budget dei musei
Il Museo di Brera ha lanciato una seconda serie di nove opere digitali con Save the Artistic Heritage. Questi nuovi pezzi aiuteranno ad attrarre donatori e a sostenere le campagne promozionali.
Il Brera conta su donazioni, sponsorizzazioni e progetti per il 30% del suo budget annuale di 14 milioni di euro, di cui solo il 10% proveniente dallo Stato. La vendita dei biglietti copre il resto, rendendo essenziali nuove fonti di entrate.
Le opere digitali utilizzano il sistema brevettato da Cinello: una cornice replica ospita uno schermo collegato a una scatola sicura che contiene il file digitale unico. L’opera d’arte viene visualizzata solo quando il dispositivo si connette al mainframe di Cinello, garantendo che ogni copia rimanga autentica e unica.
“Salvare il Patrimonio non è solo fare una vendita”, ha detto Crespi. “Stanno creando un sistema che consente a qualsiasi acquirente di sostenere il museo.”