Gli adolescenti italiani si trovano ad affrontare una crescente disuguaglianza e una tensione digitale

Gli adolescenti italiani vivono in un mondo “onlife”, dove la sfera digitale e quella fisica si fondono. Il sedicesimo Atlante dell’infanzia (a rischio) di Save the Children, pubblicato prima della Giornata mondiale dell’infanzia, dipinge un quadro complesso.

Gli adolescenti sono iperconnessi ma spesso soli. Cercano supporto nei chatbot e negli algoritmi, anche se le pressioni sociali ed economiche si aggravano offline.

L’intelligenza artificiale diventa uno sbocco emotivo

Oltre il 92% dei giovani tra i 15 e i 19 anni utilizza ora gli strumenti di intelligenza artificiale. Quasi uno su tre li usa quotidianamente. La novità è la dipendenza emotiva: il 41,8% si è rivolto all’intelligenza artificiale quando si sente triste, solo o ansioso e oltre il 42% ha chiesto consigli sulle decisioni personali.

Molti dicono che l’intelligenza artificiale è “sempre disponibile” e “non giudicante”. Oltre il 63% ritiene che le interazioni con l’intelligenza artificiale siano più soddisfacenti che con una persona reale, almeno in alcune occasioni. Per Save the Children, questo cambiamento solleva domande urgenti sul supporto psicologico e sugli ambienti digitali in cui crescono i giovani.

Il benessere psicologico crolla, le ragazze sono le più colpite

Meno della metà degli italiani tra i 15 e i 16 anni si sente psicologicamente bene. Il divario di genere è netto. Solo il 34% delle ragazze dichiara un buon equilibrio psicologico, rispetto al 66% dei ragazzi: il divario più ampio in Europa.

I comportamenti rischiosi rispecchiano quella tensione. Il 9% degli adolescenti si è isolato a causa di problemi psicologici. Il 12% ha assunto psicofarmaci senza prescrizione medica, con percentuali molto più elevate tra le ragazze. L’immagine corporea rimane un importante punto di pressione: due quindicenni su cinque credono di essere “troppo grasse”, anche se solo l’11% è in sovrappeso.

Povertà, genitori e diminuzione della popolazione giovanile

La popolazione adolescente italiana continua a diminuire. Oggi rimangono poco più di quattro milioni di giovani tra i 13 e i 19 anni, una persona su 15. Nel 1983 la cifra era di uno su nove. Entro il 2050, i numeri scenderanno al di sotto dei tre milioni.

Complessi di pressione economica in declino. Più di un adolescente su quattro tra gli 11 e i 15 anni è a rischio di povertà o esclusione sociale. Restano ampi i divari territoriali: 15,2% al Nord, 24,1% al Centro e 41,9% al Sud. La povertà alimentare ed energetica colpisce migliaia di persone e il 43% delle famiglie con figli adolescenti vive in case sovraffollate.

Anche le strutture familiari stanno cambiando. Quasi un quarto degli adolescenti vive con un genitore single e il 22% ha figli unici. Questi cambiamenti possono intensificare l’isolamento e ridurre le reti di supporto.

La vita digitale domina ma porta con sé nuove vulnerabilità

Gli adolescenti trascorrono più tempo online che mai. Il 13% mostra segni di iperconnessione. Più di un quarto si sente nervoso quando viene separato dal proprio telefono. Le conseguenze sociali sono visibili: il 47,1% è stato vittima di cyberbullismo, un forte aumento rispetto al 2018.

Eppure le amicizie rimangono una forza stabilizzante. Più di otto adolescenti su dieci affermano di essere soddisfatti del rapporto con gli amici. La maggior parte riporta anche rapporti positivi con i genitori nonostante i conflitti occasionali.

Pressione sui servizi di salute mentale

Il rapporto evidenzia l’inadeguatezza delle strutture di sostegno. Le unità specialistiche di neuropsichiatria infantile e adolescenziale offrono poco più di 400 posti letto a livello nazionale. Molte regioni non ne hanno affatto.

L’assistenza post-ospedaliera deve far fronte a carenze simili, con ampie discrepanze regionali. Le lacune aumentano il rischio che i giovani vengano curati in strutture per adulti o che perdano completamente le cure.

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Quello che chiede Save the Children

Save the Children sostiene che l’Italia deve reagire rapidamente. L’organizzazione sottolinea gli investimenti nei servizi di salute mentale, nell’educazione alle relazioni e alla sessualità e negli spazi comunitari in cui i giovani possono incontrarsi e creare. Il crescente ruolo emotivo dell’intelligenza artificiale, afferma, rende essenziale il dialogo intergenerazionale.

L’organizzazione benefica continua a gestire 27 centri Punto Luce e progetti di quartiere a lungo termine in città tra cui Roma, Palermo, Napoli, Prato e Torino. Sostiene i movimenti giovanili e le iniziative peer-to-peer incentrate sul benessere mentale.