Milano Linate, Bologna, Venezia e Treviso hanno imposto limiti di emergenza per il carburante degli aerei, con Ryanair che avverte di potenziali cancellazioni di voli estivi se il conflitto con l’Iran persiste.
L’Italia è diventata uno dei primi paesi dell’Unione Europea a sentire l’impatto diretto dell’aviazione della guerra con l’Iran. Gli avvisi ufficiali alle missioni aeree (NOTAM) ordinano alle compagnie aeree che i rifornimenti di carburante per aerei negli aeroporti di Venezia Marco Polo, Treviso, Bologna e Milano Linate saranno razionati almeno fino alle 23:59 del 9 aprile.
Le restrizioni, emanate a seguito di un’allerta di Air BP Italia, la divisione aeronautica del gruppo BP, citano come fattore scatenante la grave contrazione delle scorte di carburante. I comunicati ufficiali precisano che il rifornimento prioritario sarà riservato ai voli ambulanza, ai voli di Stato e qualunque tratta di durata superiore alle tre ore. Per tutte le altre operazioni a corto raggio è stato imposto un limite di rifornimento di 2.000 litri per aeromobile. Questo importo, secondo i calcoli tecnici forniti dai piloti Il Corriere della Seragarantisce meno di un’ora di autonomia per aeromobili come un Boeing 737 o un Airbus A320. Senza un preventivo rifornimento in altri aeroporti, le tratte nazionali come quelle tra Veneto e Sicilia non potrebbero essere servite affatto.
Il fattore Hormuz
Gli analisti collegano l’immediato fattore scatenante della riduzione del carburante per l’aviazione italiana al più ampio shock energetico seguito al conflitto iraniano e alla chiusura dello Stretto di Hormuz al normale traffico di petroliere. Il blocco ha costretto le petroliere a deviare attorno al Capo di Buona Speranza, aggiungendo circa 10-14 giorni ai programmi di consegna e aumentando significativamente i costi.
Corriere della Sera s che l’ultima cisterna carica di cherosene proveniente dal Golfo Persico dovrebbe arrivare in Europa il 9 aprile, la stessa data dell’attuale scadenza delle restrizioni, sollevando interrogativi su ciò che seguirà. Lufthansa lo ha confermato Die Welt che la pressione si fa già sentire sui mercati asiatici, avvertendo che quanto più a lungo lo Stretto rimarrà bloccato, tanto più precarie potrebbero diventare le forniture di cherosene. L’instabilità ha già innescato aumenti record dei prezzi, con i costi del carburante più che raddoppiati in alcuni mercati.
A livello globale, il quadro è drammatico. I prezzi del carburante per aerei sono aumentati dell’85% negli Stati Uniti dal giorno prima dell’inizio della guerra a febbraio, raggiungendo un livello record, mentre le tariffe aeree medie hanno raggiunto il punto più alto almeno dal 2019.
Rassicurazioni e avvertenze
Nonostante l’allarme, il gruppo Save, che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso, ha chiarito che le difficoltà riguardano un unico operatore e che fornitori alternativi servono la maggior parte dei vettori nei suoi scali. La compagnia ha ribadito che non si applicano limitazioni ai voli intercontinentali o dell’area Schengen e che le operazioni restano garantite “senza alcun allarmismo”.
Tono simile è arrivato dall’aeroporto San Francesco d’Assisi di Perugia, che ha confermato all’ANSA che le scorte di sicurezza sono sufficienti per altre tre-quattro settimane.
Lo ha detto Pierluigi Di Palma, presidente dell’Ente per l’aviazione civile Enac Corriere della Sera che la situazione è “sotto controllo”, anche se ha osservato che potenziali rischi potrebbero emergere dopo aprile se le pressioni sull’offerta persistono. L’Agenzia internazionale per l’energia ha inoltre sottolineato che al momento non vi è alcuna carenza fisica di carburante per aerei o diesel in Europa, anche se il suo direttore esecutivo ha avvertito che la situazione potrebbe cambiare nelle prossime settimane se l’interruzione dei flussi in Medio Oriente dovesse continuare.
La questione dell’estate
La preoccupazione più urgente per i viaggiatori italiani va oltre la Pasqua. Ryanair, il più grande operatore italiano per posti, afferma che le sue coperture coprono il fabbisogno di carburante almeno fino a metà maggio, ma avverte che una chiusura prolungata dello Stretto potrebbe costringerlo a cancellare dal 5% al 10% dei voli estivi. Molti vettori sono entrati nella crisi con una sostanziale copertura del carburante in atto, coprendo circa l’80% del fabbisogno del 2026 ai prezzi pre-crisi. La disponibilità fisica, tuttavia, rimane la principale preoccupazione a lungo termine una volta che le scorte esistenti e le ultime spedizioni pre-crisi si saranno esaurite intorno a metà aprile.
L’Italia detiene attualmente circa sette mesi di autonomia di approvvigionamento, ma la fragilità della catena di approvvigionamento europea rimane la questione centrale per i prossimi mesi. Le potenziali conseguenze spiegano il recente tour diplomatico della Meloni nel Golfo.