Il pittore italiano Giovanni Lanfranco, considerato uno dei principali maestri della pittura alto barocca a Roma, nacque il 26 gennaio 1582 a Parma. Il lavoro di Lanfranco, in particolare gli affreschi della cupola, stabilì nuovi standard per la prospettiva illusionistica e lo scorcio drammatico.
Nato Giovanni Gaspare Lanfranco, era il terzo figlio di una povera famiglia parmense. Da ragazzo disegnava sui muri con pezzetti di carbone. Il suo talento attirò l’attenzione del conte Orazio Scotti, che lo fece apprendista presso l’artista bolognese Agostino Carracci. Lanfranco lavorò presto insieme al collega pittore parmese Sisto Badalocchio nei palazzi Farnese locali.
Dopo la morte di Agostino Carracci nel 1602, Lanfranco si trasferì nella bottega di Annibale Carracci a Roma, contribuendo al soffitto della Galleria Farnese a Palazzo Farnese. Proseguì lavorando alla Cappella Herrera in San Giacomo degli Spagnoli, agli affreschi in San Gregorio Magno e alla Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore.
Famoso per gli affreschi della cupola

Lanfranco divenne famoso per i suoi affreschi sulla cupola, il più famoso dei quali è il Assunzione della Vergine (1625–27) nel duomo di Sant’Andrea della Valle a Roma. Dipinse anche l’affresco dell’altare della Navicella (1627–28) nella Basilica di San Pietro, la cupola della chiesa del Gesù Nuovo a Napoli (1634–36) e la Cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli (1643). Il suo lavoro ispirò successivi pittori napoletani tra cui Mattia Preti, Luca Giordano e Francesco Solimena.
Fu influenzato da Antonio da Correggio, i cui affreschi della cupola di Parma introdussero usi innovativi della luce, della prospettiva e dello scorcio. Lanfranco combinò lo stile figurativo di Carracci con i metodi illusionistici di Correggio, producendo uno stile alto barocco che enfatizzava lo spazio dinamico e il movimento drammatico.
Rivalità con Domenichino
La carriera di Lanfranco comprendeva rivalità e commissioni. Domenichino, un collega pittore, avrebbe tentato di sabotare le impalcature di Lanfranco durante il progetto di Sant’Andrea della Valle. La rivalità continuò per le accuse di plagio e la competizione per commissioni per tutti gli anni venti del Seicento.
Dal 1634 al 1646 Lanfranco lavorò a lungo a Napoli, decorando il Gesù Nuovo, la Certosa di San Martino, i Santi Apostoli e la Cappella del Tesoro di San Gennaro. Ritornò a Roma nel 1646 e morì l’anno successivo; la sua ultima opera fu l’abside di San Carlo ai Catinari.

L’eredità di Lanfranco risiede nella sua padronanza delle tecniche illusionistiche dell’affresco e nella sua influenza sull’evoluzione della pittura barocca in Italia.