Mentre l’industria cinematografica italiana si riunisce ogni anno per onorare le sue opere migliori, il premio che assegna porta il nome di uno dei più grandi scultori della storia dell’arte occidentale. Donatello era un fiorentino la cui padronanza della forma umana cambiò ciò che l’arte poteva essere.
Il David di Donatello è il premio cinematografico più importante d’Italia, assegnato ogni anno dall’Accademia del Cinema Italiano dal 1956. Chiamato così in onore dello scultore fiorentino del XV secolo Donatello, il premio assume la forma di una piccola riproduzione della sua opera più celebre: il bronzo Davide – ed è presentato in categorie che coprono l’intera gamma di risultati cinematografici, dalla regia e performance all’artigianato tecnico. È l’equivalente dell’industria italiana più vicino agli Academy Awards, ha un prestigio equivalente e funge da misura principale della posizione di un film nel cinema italiano.
David di Donatello
Donato di Niccolò di Betto Bardi – noto alla storia semplicemente come Donatello – nacque a Firenze intorno al 1386 e vi morì nel 1466, dopo aver trascorso ottant’anni a rimodellare le possibilità della scultura in modi che avrebbero influenzato ogni artista venuto dopo di lui. Si formò nella bottega di Lorenzo Ghiberti e lavorò al fianco di Brunelleschi, assorbendo la lezione dell’antichità classica e sviluppando un linguaggio del tutto suo.
Il suo Davidefusa in bronzo per la famiglia Medici, fu un’opera senza precedenti nel mondo postclassico. È la prima statua nuda indipendente di una figura maschile prodotta fin dall’antichità. Il giovane pastore sta in rilassato contrapposto, con un piede appoggiato sulla testa mozzata di Golia, un cappello a tesa larga in testa e un’espressione di calma serena, quasi indifferente sul viso. L’opera è conservata oggi al Museo del Bargello a Firenze, dove si trova dal 1865.
Ciò che rende il Davide così notevole non è semplicemente la sua realizzazione tecnica, sebbene il casting sia straordinario, ma la qualità della presenza psicologica che Donatello apporta alla figura. Il ragazzo che ha ucciso un gigante non esulta. Semplicemente lo è. Quella quiete, quell’interiorità, è il segno distintivo dell’opera matura di Donatello.
Oltre il David
L’influenza di Donatello si estese ben oltre la singola statua. Il suo San Giorgioscolpito per l’Arte degli Armaioli di Orsanmichele a Firenze intorno al 1415-17, introdusse una nuova concezione della figura eroica nella scultura italiana. La sua statua equestre del condottiero veneziano Gattamelata a Padova si ispirava direttamente ai precedenti classici romani ottenendo qualcosa di nuovo nella sua intensità psicologica. Le ultime opere di Donatello, compresa quella lignea Maddalena penitente oggi al Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, spingono verso un espressionismo che anticipa di oltre un secolo l’arte barocca.

Michelangelo, che scolpì anche a Davide si dice che abbia riconosciuto il suo debito nei confronti di Donatello e l’influenza è visibile. Eppure le due opere sono profondamente diverse nello spirito: laddove il David di Michelangelo è teso nell’attesa, una figura pronta al combattimento, quello di Donatello è retrospettivo, già dall’altra parte dell’atto. Entrambi sono risultati supremi; fanno semplicemente domande diverse sulla stessa storia.
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