L’Italia salta il Mondiale per la terza volta consecutiva

I quattro volte campioni del mondo sono ormai 12 anni senza partecipare al più grande torneo di calcio e ne affrontano almeno altri quattro. La squadra ha perso una dolorosa serie di rigori contro la Bosnia-Erzegovina e salta la Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva.

Il calcio italiano ha toccato nuovi abissi. Martedì sera, nello stadio umido di Zenica, l’Italia è stata eliminata dagli spareggi per la Coppa del Mondo 2026 ai rigori dalla Bosnia-Erzegovina. Sono i primi ex campioni nella storia del torneo a saltare tre edizioni consecutive. Il punteggio finì 1-1 ai tempi supplementari, prima che la Bosnia prevalesse 4-1 ai rigori davanti a un pubblico di casa vociante e si assicurasse un posto in Nord America.

L’ultima apparizione dell’Italia ai Mondiali è stata in Brasile nel 2014. Non giocherà in un’altra Coppa del Mondo almeno fino al 2030, il che significa che i quattro volte campioni saranno assenti dal principale torneo di calcio per almeno 16 anni consecutivi.

“Ancora non crediamo – ha detto il difensore dell’Italia Leonardo Spinazzola – che siamo fuori e che sia andata così. È sconvolgente per tutti. Per noi, per le nostre famiglie e per tutti i ragazzi che non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali”. I bambini a cui si riferiva non sono una metafora. Una generazione di tifosi italiani è ormai cresciuta conoscendo l’Italia come una squadra che vinceva i Mondiali piuttosto che come una che vi giocava.

La partita

L’Italia guidata da Gennaro Gattuso parte abbastanza bene. Moise Kean li porta in vantaggio al 15′ dopo un errore del portiere bosniaco Nikola Vasilj, e per un quarto d’ora il piano sembra funzionare.

Poi è stato espulso Alessandro Bastoni.

Il difensore centrale ha ricevuto un cartellino rosso diretto al 41′ per un fallo da ultimo uomo su Amar Memic, una decisione che ha cambiato radicalmente la gara. Da quel momento l’Italia gioca non per vincere ma per sopravvivere e per 38 minuti ci riesce, mantenendo il vantaggio in dieci uomini negli ultimi dieci minuti.

Finisce al 79′. Un colpo di testa di Edin Dzeko è stato parato da Gianluigi Donnarumma e Haris Tabakovic ha deviato sulla ribattuta. Il gol, segnato da un 33enne che gioca in Germania, riassume tutto la serata: l’Italia che non resiste, la Bosnia che trova la via.

I tempi supplementari non hanno prodotto nulla. Poi vennero i rigori, e con essi l’umiliazione finale. Il subentrato Pio Esposito tira sopra la traversa. Bryan Cristante colpisce il palo. La Bosnia ha trasformato tutti e quattro i suoi, con Esmir Bajraktarević che si è fatto avanti per trasformare il calcio decisivo e mandare i suoi compagni di squadra a festeggiare selvaggiamente. La Bosnia andrà ai Mondiali. L’Italia torna a casa.

Il record che fa vergognare una nazione

Il contesto rende il risultato ancora più difficile da assorbire. La Bosnia-Erzegovina è al 66° posto nella classifica mondiale della FIFA, 54 posizioni sotto l’Italia. Sono una nazione di meno di quattro milioni di abitanti, senza una grande tradizione di tornei, il cui campionato nazionale non è tra quelli d’élite europei. Questa avrebbe dovuto essere una partita vinta dall’Italia.

Invece è la terza volta consecutiva che l’Italia fallisce agli spareggi. La Svezia ha messo fine alle speranze del 2018. La Macedonia del Nord, allora 67esima nella classifica mondiale, ha prodotto una delle più grandi sorprese della Coppa del Mondo eliminandola nel 2022. Ora la Bosnia completa il set.

Nessun ex campione ha mai mancato tre Mondiali consecutivi. L’Italia è ora, storicamente, in una categoria di uno, e non una di quelle che porta alcun orgoglio.

Nessuna delle attuali convocate dell’Italia ha partecipato ad una fase finale della Coppa del Mondo. Questa statistica, silenziosamente devastante, dice più sulla profondità della crisi di qualsiasi analisi tattica. Per molti di questi giocatori martedì sera a Zenica potrebbe rappresentare l’unica chance di qualificazione.

Gattuso e Gravina sotto tiro

Un Gattuso in lacrime si è rivolto alle telecamere dopo il fischio finale. “Voglio scusarmi personalmente perché non ce l’abbiamo fatta”, ha detto. “Questi ragazzi non meritavano tutto questo, per l’impegno, l’amore, la determinazione.” Ha rifiutato di discutere del suo futuro.

Di quel futuro si discuteva già a gran voce intorno a lui. Il presidente della FIGC Gabriele Gravina, che deve affrontare immediate e intense richieste di dimissioni, ha confermato di aver chiesto sia a Gattuso che al capodelegazione ed ex capitano dell’Italia Gianluigi Buffon di rimanere per ora al loro posto. Ha annunciato una riunione del Consiglio federale la settimana successiva per condurre valutazioni formali di ciò che era andato storto.

“Ci rendiamo conto che siamo in una crisi enorme”, ha detto Gravina. Date le circostanze, era un eufemismo, ma anche una rarità, che un alto dirigente del calcio dicesse ad alta voce ciò che il calcio italiano ha faticato ad ammettere per diversi anni.

La reazione

I giornali italiani non erano interessati all’understatement. Il Corriere della Sera ha titolato “Disastro totale”. Il Messaggero lo definì “Un incubo senza fine”. La Gazzetta dello Sport – la bibbia dello sport italiano, stampata sulla sua famosa carta rosa – ha pubblicato il “terzo flop dell’Italia ai Mondiali”. L’atmosfera in tutto il Paese era non solo di delusione ma di genuino stupore per il fatto che una cultura calcistica ricca e leggendaria come quella italiana fosse arrivata a questo punto.

La Bosnia parteciperà alla Coppa del Mondo 2026 nel Gruppo B insieme ai paesi ospitanti Canada, Svizzera e Qatar, con la partita di apertura in programma il 12 giugno a Toronto. I loro fan guarderanno per la prima volta la loro squadra sul palco più grande di questo sport. I tifosi italiani guarderanno dai loro divani, come fanno dal 2014.

La prossima opportunità per l’Italia di qualificarsi ai Mondiali sarà nel 2030. A quel punto saranno passati 16 anni. A quel punto, alcuni dei ragazzi che non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali saranno abbastanza grandi per giocare per la nazionale.

Questo, forse più di qualsiasi risultato, dimissione o revisione del Consiglio Federale, è la vera misura della catastrofe che il calcio italiano si trova ad affrontare.