Meta inizierà ad addebitare alle aziende i chatbot AI su WhatsApp in Italia dal 16 febbraio 2026. Questo cambiamento è dovuto alla pressione normativa che ha reso il Paese un banco di prova per regole di concorrenza più ampie nei mercati digitali.
Nuovi prezzi per le risposte AI su WhatsApp
Meta ha confermato che addebiterà agli sviluppatori ogni messaggio generato dall’intelligenza artificiale inviato tramite l’API WhatsApp Business laddove le autorità di regolamentazione richiedono che siano consentiti bot di terze parti. In Italia, il primo mercato interessato, la tariffa per le risposte AI non basate su modello sarà di circa 0,0691 dollari (circa 0,057 euro) per messaggio. Questo vale per ogni risposta generata dal chatbot, non solo per i messaggi modello fissi.
La società afferma che le tariffe si applicano solo nei luoghi in cui è legalmente obbligata a consentire l’accesso a chatbot di terze parti, piuttosto che aprire volontariamente WhatsApp come piattaforma per la distribuzione dell’intelligenza artificiale. Meta addebita già determinati messaggi aziendali come notifiche di marketing o messaggi di autenticazione: questa nuova tariffa è mirata alle risposte dinamiche dell’intelligenza artificiale.
Il quadro normativo in Italia
La mossa arriva dopo che l’Autorità Antitrust italiana (AGCM) è intervenuta alla fine del 2025. L’autorità di vigilanza ha ordinato a Meta di sospendere i termini che bloccavano i servizi di intelligenza artificiale dei concorrenti da WhatsApp, citando un’indagine in corso su un possibile abuso di posizione dominante sul mercato.
Le autorità di regolamentazione sostengono che la precedente politica di Meta, che di fatto vietava i chatbot di intelligenza artificiale di terze parti tramite l’API WhatsApp Business, potrebbe svantaggiare ingiustamente i concorrenti privilegiando gli strumenti di intelligenza artificiale di Meta. La sospensione aveva lo scopo di preservare l’equilibrio competitivo mentre l’indagine continua.
La posizione di Meta
Meta aveva precedentemente sostenuto che i suoi sistemi non erano progettati per gestire risposte generali guidate dall’intelligenza artificiale su larga scala e che WhatsApp non dovrebbe diventare una piattaforma di distribuzione per servizi di intelligenza artificiale. La società ha affermato che questa tensione sull’infrastruttura ha giustificato il blocco iniziale dei bot di terze parti, una politica entrata in vigore a metà gennaio.
Il nuovo modello di prezzo trasforma di fatto la conformità normativa in un flusso di entrate per Meta in Italia. Potrebbe anche costituire un precedente qualora norme simili emergessero in altri mercati.
Implicazioni per gli sviluppatori e la concorrenza
Per le aziende che ospitano assistenti AI, compresi chatbot di fornitori come OpenAI, Microsoft o altri, la tariffa per messaggio potrebbe aumentare significativamente i costi, soprattutto per i servizi con un elevato traffico di utenti. Il costo di migliaia di messaggi giornalieri aumenta rapidamente.
Questo modello di prezzo segna un cambiamento nel modo in cui le piattaforme di messaggistica potrebbero monetizzare i servizi di intelligenza artificiale quando le autorità garanti della concorrenza insistono sul libero accesso. L’approccio italiano potrebbe influenzare il pensiero normativo altrove, in particolare nell’UE e in America Latina, dove anche altri organi di vigilanza hanno esaminato attentamente le politiche di Meta.
Le azioni dell’Italia fanno parte di un controllo più ampio sulle big tech e sull’intelligenza artificiale. Altri regolatori, tra cui il Brasile e la Commissione Europea, hanno adottato o preso in considerazione misure che sfidano le politiche restrittive sull’accesso all’intelligenza artificiale sulle piattaforme di messaggistica. L’autorità brasiliana garante della concorrenza ha inizialmente sospeso il divieto di Meta sui robot IA di terze parti, anche se un tribunale ha successivamente annullato tale ordine.