Quattro opere del maestro rinascimentale Antonello da Messina sono state rubate da un museo nella sua città natale, Messina, in Sicilia, in un’audace irruzione che la polizia ritiene possa aver coinvolto qualcuno con conoscenze privilegiate.
Il furto è avvenuto sabato sera, durante la festa dell’Assunta, una delle feste più grandi della città siciliana. Mentre centinaia di persone si radunavano in piazza Duomo per la tradizionale processione della Vara, i ladri sono entrati nel Museo Regionale di Messina, a circa 4 chilometri di distanza, e hanno portato via i dipinti di uno dei più importanti artisti siciliani del Quattrocento.
Le opere trafugate fanno parte di una pala d’altare e sono tra le pochissime opere di Antonello da Messina conservate in città.
Secondo gli investigatori, poco prima delle 22 sono entrate nel museo tre o quattro persone che indossavano passamontagna. Secondo quanto riferito, l’intera operazione è durata solo due o tre minuti.
I ladri sarebbero riusciti ad accedere attraverso il giardino del museo dal lato rivolto verso viale Annunziata per poi introdursi attraverso una porta nelle stanze dove erano conservati i dipinti. Hanno poi fracassato i vetri delle teche e portato via le opere.
Altri due dipinti di Antonello furono ritrovati abbandonati su un muretto fuori dal museo. Gli investigatori ritengono che i ladri potrebbero averli lasciati indietro quando hanno incontrato dei passanti durante la fuga.
Le quattro opere rimanenti, invece, sono scomparse.
La polizia sospetta un lavoro interno
Le circostanze della rapina hanno sollevato dubbi su come opere così preziose abbiano potuto essere rimosse così rapidamente nonostante i sistemi di sicurezza del museo.
I funzionari del museo hanno confermato che sia il sistema di allarme che quello di videosorveglianza funzionavano correttamente. Gli investigatori hanno ottenuto filmati che, secondo quanto riferito, registrano l’intero furto. All’interno dell’edificio vi erano all’epoca anche quattro custodi.
La polizia sta quindi esaminando cosa sia accaduto quando è scattato l’allarme. Secondo gli inquirenti l’allarme è scattato quando i ladri hanno fatto irruzione nelle vetrine. Apparentemente è stato disattivato poco dopo da uno dei custodi.
Gli investigatori si chiedono perché nessuno del sistema di sicurezza abbia risposto all’allarme e perché il personale del museo non si sarebbe accorto del furto dei dipinti. I custodi sarebbero venuti a conoscenza dell’accaduto solo all’arrivo della polizia al museo dopo il ritrovamento delle due opere all’esterno.
I membri dello staff sono stati interrogati come testimoni mentre gli investigatori stabiliscono esattamente cosa sia successo.
Il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha disposto un’indagine interna sulle procedure di sicurezza del museo e su ogni possibile responsabilità del personale.
“È stata avviata un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità imputabili al personale di custodia”, ha detto Schifani. “Il sistema di allarme e di videosorveglianza ha funzionato. Non sarà tollerata alcuna zona grigia.”
La polizia non ha affermato che alcun membro del personale sia sospettato e attualmente le indagini sono condotte contro ignoti.
Chi potrebbe acquistare capolavori rinascimentali rubati?
Gli investigatori stanno valutando diversi possibili moventi, tra cui la possibilità che il furto sia stato commissionato da un mercante d’arte intenzionato a vendere le opere a privati.
Vendere i principali dipinti rinascimentali sul mercato legittimo dell’arte sarebbe estremamente difficile a causa della loro provenienza e importanza. La loro scomparsa attirerebbe l’attenzione internazionale, mentre ci si aspetterebbe che musei, case d’asta e commercianti legittimi li identifichino.
Un acquirente specializzato operante illegalmente potrebbe tuttavia aver commissionato il furto con l’intento di tenere nascosti i dipinti.
Il valore delle opere trafugate è stimato in decine di milioni di euro.
Il caso porta inevitabilmente a paragoni con la spettacolare rapina avvenuta l’anno scorso al Louvre di Parigi, quando una banda rubò gioielli per un valore di milioni di euro in un’operazione attentamente pianificata durata solo pochi minuti.
La ricerca si estende oltre la Sicilia
Subito dopo la scoperta del furto di Messina, la polizia ha istituito controlli ai terminal dei traghetti nel tentativo di impedire che le opere rubate venissero trasportate attraverso lo Stretto di Messina verso l’Italia continentale. Finora tali controlli non hanno prodotto risultati.
Non è chiaro se i ladri siano riusciti a lasciare la Sicilia o se i dipinti siano ancora da qualche parte sull’isola.
L’indagine è condotta dalla Procura della Repubblica di Messina, con il coinvolgimento anche del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Gli investigatori stanno esaminando i filmati di sicurezza del museo, intervistando il personale e ricostruendo i movimenti dei ladri prima e dopo la rapina.
Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha espresso “sgomento e rammarico” per il furto e ha offerto la sua piena collaborazione alle autorità siciliane, i cui musei operano sotto lo statuto speciale di autonomia dell’isola. Schifani ha definito la rapina un “atto criminale eccezionale” e un “affronto intollerabile al patrimonio culturale universale”.
Per Messina la perdita è particolarmente significativa. Antonello da Messina nacque in città intorno al 1430 e divenne uno dei pittori italiani più influenti del XV secolo. Recentemente il governo italiano ha acquistato un’opera di da Messina. Il suo lavoro combinava le tradizioni della pittura rinascimentale italiana con tecniche e influenze del nord Europa, in particolare nell’uso della pittura ad olio e dei ritratti altamente dettagliati.