Una canzone d’amore napoletana, un tricolore nuziale e cinque milioni di italiani che guardano da casa. L’Italia ha avuto molto da festeggiare in una finale di Eurovision per il 70° anniversario, all’ombra di boicottaggi e polemiche politiche.
L’Italia si è classificata quinta all’Eurovision Song Contest 2026, tenutosi sabato sera alla Wiener Stadthalle di Vienna, con la performance di Sal Da Vinci Per sempre sì accumulato 281 punti dalle giurie e dal televoto pubblico. È stato un risultato solido e degno di nota per il 22esimo atto della serata, che ha mantenuto l’Italia saldamente nella fascia alta della competizione nonostante la forte concorrenza e un’atmosfera politicamente carica che ha dominato gran parte della copertura della settimana.
La Bulgaria ha ottenuto la vittoria con 516 punti – il totale vincente più alto nella storia del concorso – grazie al contagioso inno dance di Dara Bangarangache si traduce come “Caos”. L’israeliano Noam Bettan è arrivato secondo con 343 punti, la Romania terza con 296 e l’Australia quarta con 287.
Il margine di vittoria è stato sconcertante: la Bulgaria ha chiuso con 173 punti di vantaggio su Israele, il margine di vittoria più ampio nella storia dell’Eurovision. È stata la prima vittoria in assoluto della Bulgaria all’Eurovision, e il paese era tornato alla competizione solo quest’anno dopo aver saltato tre edizioni consecutive tra il 2023 e il 2025.
Un grande spettacolo dell’Italia
Nel 2009 Sal Da Vinci si classificò terzo a Sanremo con Non Riesco A Farti Innamorareuna competizione a cui è tornato e ha vinto 17 anni dopo, nel 2026. Il cantante napoletano, da tempo un nome familiare in Italia, è arrivato a Vienna come campione nazionale di Sanremo e ha offerto una performance che mescolava romanticismo e sfarzo.
L’Italia ha ricevuto 12 punti dalle giurie professionali in Albania e Azerbaigian, e 12 punti dal pubblico in Albania e Malta. Il televoto italiano ha assegnato il massimo dei 12 punti alla belga Essyla per Ballando sul ghiaccio.
La finale su Rai 1 è stata seguita da oltre cinque milioni di telespettatori, con uno share del 36%, in aumento di 277.000 unità rispetto all’anno precedente e di 2,1 punti percentuali in più in termini di share.
Un Eurovision definito dalle polemiche
Con cinque paesi che boicottano la partecipazione di Israele – Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Slovenia e Spagna – l’Eurovision di quest’anno ha affrontato la sua più profonda crisi di identità degli ultimi anni, nonostante lo slogan “Uniti dalla musica”.
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha raddoppiato il boicottaggio prima della finale, pubblicando un video in cui affermava che la Spagna non avrebbe partecipato perché “il silenzio non è un’opzione” e insistendo che il paese era “dalla parte giusta della storia”.
Il secondo posto di Israele alimenterà sicuramente ulteriore dibattito sulla forma futura del concorso e sui limiti del suo ethos apolitico fondante.
Risultato non sorprendente per il Regno Unito
È stata una serata infelice per l’ingresso nel Regno Unito, con Look Mum No Computer’s Eins, Zwei, Drei finendo ultimo con un solo punto, assegnato dalla giuria ucraina. Ad essere onesti, voto politico a parte, era quello che meritava, come voce disastrosa.