Banche e assicurazioni dovranno sostenere 4,4 miliardi di euro nel budget 2026





ROMA – Le banche e le assicurazioni italiane giocheranno un ruolo centrale nel finanziamento del bilancio pubblico 2026. Il documento programmatico di bilancio (DBP) presentato alla Commissione europea prevede un contributo di 4,4 miliardi di euro nel 2026, pari allo 0,19% del PIL.

Il contributo del settore finanziario arriverà attraverso la proroga di una misura introdotta l’anno scorso: il congelamento dei crediti d’imposta (attività fiscali differite, DTA) che le banche utilizzerebbero normalmente per compensare i futuri debiti fiscali. L’associazione bancaria italiana ABI ha confermato questa settimana di aver accettato di mantenere il meccanismo di sostegno alle entrate dello Stato.

Secondo il DBP, lo stesso obiettivo dello 0,19% del PIL si applicherà nel 2027, ma l’onere è quello di scendere allo 0,10% nel 2028, raccogliendo cumulativamente circa 11 miliardi di euro nei tre anni. Alcuni osservatori vedono questo come un tentativo di ripartire moderatamente il carico nel tempo.

Leve di bilancio: taglio delle tasse, sanità, retribuzione pubblica

Il DBP non si basa esclusivamente sul settore finanziario. Prevede misure espansive per circa 18 miliardi di euro, finanziate in parte attraverso il contributo di banche e assicurazioni.

Gli elementi chiave includono:

  • Taglio IRPEF nella “fascia media”: Il secondo scaglione di imposta sul reddito (per redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro) scenderebbe dal 35% al ​​33% a partire dal 2026.
  • Spinta del settore sanitario: ulteriori 2,4 miliardi di euro sono destinati alla sanità nel 2026.
  • Aumentano i salari del settore pubblico: Circa 2 miliardi di euro sono riservati agli adeguamenti salariali nel settore pubblico.

Queste scelte riflettono il duplice obiettivo del governo: stimolare la domanda interna mantenendo l’equilibrio fiscale.

Contesto fiscale e di crescita più ampio

L’Italia mira a ridurre il proprio deficit: si prevede che il bilancio 2026 raggiunga il tetto dell’UE del 3% del PIL, con un’ulteriore contrazione successiva. Allo stesso tempo, il governo prevede una crescita modesta – circa lo 0,7% nel 2026 – e deve far fronte agli ostacoli derivanti dagli sviluppi internazionali come le tariffe statunitensi.

Tuttavia, il debito rimane una preoccupazione centrale. Si prevede che il rapporto debito pubblico/PIL salirà al 137,4% entro il 2026, un livello tra i più alti della zona euro. Alcuni analisti avvertono che una spesa eccessivamente aggressiva o tagli fiscali potrebbero turbare i mercati, anche se molti si aspettano che i rendimenti obbligazionari (sui BTP) rimangano relativamente stabili nell’ambito del piano.