Roma introdurrà da febbraio una tariffa di due euro per l’accesso alla Fontana di Trevi. Il provvedimento è stato annunciato venerdì dal sindaco Roberto Gualtieri nel corso di una conferenza stampa.
La nuova tariffa varrà per i visitatori che vorranno accedere allo spazio direttamente antistante la vasca della fontana.
L’accesso resterà gratuito per i residenti nella Città metropolitana di Roma.
Gualtieri ha affermato che il biglietto mira a gestire il sovraffollamento in uno dei monumenti più visitati della capitale.
La Fontana di Trevi attira milioni di visitatori ogni anno ed è regolarmente soggetta a congestione.
Dal 1° febbraio anche altri cinque siti culturali inizieranno a far pagare ai turisti un biglietto d’ingresso.
In precedenza l’accesso a queste posizioni era gratuito.
Includono la Villa di Massenzio, il Museo Napoleonico, il Museo Carlo Baracco, il Museo Pilotti e il Museo Canonica. I residenti di Roma continueranno a godere dell’ingresso gratuito a questi siti.
I funzionari della città affermano che la mossa fa parte di una strategia più ampia per regolare i flussi turistici e proteggere il patrimonio culturale. Si prevede che i ricavi derivanti dai biglietti supporteranno la manutenzione e la gestione dei visitatori.
Commento: gestione pragmatica o politica per impostazione predefinita?
La decisione di Roma di introdurre una modesta tariffa per l’accesso alla Fontana di Trevi riflette la crescente pressione che le città devono affrontare nella gestione del turismo di massa. Tuttavia la misura mette in luce anche una debolezza familiare nella politica del turismo urbano: la tendenza a ricorrere a meccanismi di tariffazione invece che a riforme strutturali.
Una tariffa di due euro può ridurre marginalmente la congestione nei momenti di punta, ma fa ben poco per affrontare le cause alla base del sovraffollamento. I flussi di visitatori a Roma rimangono altamente concentrati, la supervisione è limitata e gli investimenti a lungo termine nella gestione della folla rimangono inconsistenti. Senza sistemi di ingresso temporizzati, personale migliorato o percorsi più chiari per i visitatori, la tassa rischia di funzionare più come un deterrente simbolico che come una soluzione efficace.
C’è anche una questione culturale più ampia. Trasformare l’accesso a un monumento pubblico in un’esperienza a pagamento, anche a un costo minimo, riformula sottilmente lo spazio civico come una risorsa transazionale. Sebbene i residenti siano esentati, la distinzione rafforza il crescente divario tra le città come ambienti vissuti e le città come prodotti di consumo.
Il costo di visitare da vicino la Fontana di Trevi può generare entrate e rassicurazioni politiche, ma solleva una possibilità scomoda. Invece di segnalare una governance innovativa, la politica rischia di apparire reattiva, una risposta amministrativa rapida a un problema cronico.
La sfida di Roma non è tanto la mancanza di entrate turistiche, quanto piuttosto la mancanza di una gestione turistica fantasiosa e a lungo termine.