In fuga da una condanna a morte, in cerca di grazia papale e dopo aver visto salpare la barca che trasportava i suoi preziosi dipinti, Michelangelo Merisi da Caravaggio morì solo e febbricitante su una spiaggia toscana il 18 luglio 1610.
Caravaggio morì in questo giorno del 1610 a Porto Ercole, sulla costa toscana, ponendo una fine brusca e misteriosa a una delle carriere più turbolente della storia dell’arte.
Un assassino in fuga
Al momento della sua morte, Caravaggio aveva trascorso quattro anni come fuggitivo. Nel maggio 1606, a seguito di una rissa – presumibilmente durante una partita di pallacorda a Roma – uccise un uomo di nome Ranuccio Tomassoni e fuggì dalla città condannato a morte. Gli anni che seguirono lo portarono prima a Napoli, poi a Malta – dove fu brevemente nominato cavaliere prima di ferire un altro cavaliere in un combattimento ed essere espulso in disgrazia – e in Sicilia, prima di tornare ancora una volta a Napoli nel 1609.
Durante il suo esilio, Caravaggio continuò a dipingere e a perseguire l’unica cosa che avrebbe potuto restituirgli la libertà: la grazia da parte di Papa Paolo V. I suoi potenti legami a Roma, inclusa la famiglia Colonna, lavorarono a suo favore e, nell’estate del 1610, gli giunse la notizia che la grazia era finalmente vicina.
Una decisione fatale
Nel luglio 1610 Caravaggio salì a bordo di una feluca, una piccola imbarcazione costiera, a Napoli, diretta a nord verso Roma. Con lui c’erano diversi dipinti, tra cui opere destinate come dono ai suoi committenti in città, assicurazione per il suo ritorno in favore.
Il viaggio è andato storto quasi immediatamente. La barca attraccò nel piccolo porto di Palo, dove le autorità spagnole arrestarono Caravaggio, apparentemente scambiandolo per qualcun altro menzionato in un mandato pendente. È stato trattenuto per due o tre giorni prima di essere rilasciato. A quel punto la barca era già salpata senza di lui, portando con sé i suoi dipinti.
Rimasto bloccato sulla costa, Caravaggio prese la fatidica decisione di proseguire verso Roma via terra, avviandosi lungo la costa sotto tutta la forza del sole estivo all’inseguimento della nave e del perdono che credeva fosse quasi a portata di mano.
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Morte su una spiaggia toscana
Non raggiunse mai Roma. Esausto e indebolito ulteriormente dal caldo torrido, Caravaggio si ammalò e morì a Porto Ercole, allora piccola enclave spagnola sulla costa toscana, all’età di 38 anni. Il suo rivale e primo biografo, il pittore Giovanni Baglione, scrisse che morì “tanto miseramente come aveva vissuto”.
La causa precisa della morte non è mai stata risolta. Rapporti contemporanei indicavano la febbre, ma le teorie successive spaziavano dalla sepsi legata a un violento attacco subito a Napoli l’autunno precedente, alla malaria, alla brucellosi contratta da latticini non pastorizzati e persino all’avvelenamento da piombo dovuto a decenni di manipolazione della vernice. Anche le voci di omicidio, per mano di nemici che lo avevano perseguitato fin da Malta, non sono mai scomparse del tutto.
Una reputazione ambigua ma un innegabile splendore artistico
Il suo corpo fu sepolto a Porto Ercole e nel 2014 le autorità locali identificarono le ossa ritenute sue in una cripta vicina, collocandole successivamente in una suggestiva tomba in stile reliquiario.
L’influenza di Caravaggio sulla pittura si dimostrò molto più duratura della sua reputazione di attaccabrighe e assassino. Le sue innovazioni nell’uso drammatico di luci e ombre rimodellarono il corso dell’arte barocca. Gli studi del XX secolo lo hanno riportato al suo posto come uno dei pittori più importanti della storia dell’arte occidentale.