In questo giorno: nasce il pioniere futurista Gino Severini

Il pittore e mosaicista Gino Severini nacque il 7 aprile 1883 nella cittadina collinare toscana di Cortona. Figura di spicco dell’arte italiana dell’inizio del XX secolo, Severini divenne uno dei membri più connessi a livello internazionale del movimento futurista, collegando gli sviluppi artistici in Italia e Parigi prima di passare al cubismo e successivamente al neoclassicismo.

Sebbene strettamente associato al futurismo italiano, il lavoro di Severini non fu mai del tutto tipico del movimento. Fu firmatario, insieme a Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Giacomo Balla, del Manifesto dei pittori futuristi del 1910 promosso da Filippo Tommaso Marinetti. Tuttavia, a differenza di molti futuristi, che si concentravano sulle macchine e sulla velocità, Severini spesso raffigurava ballerini, caffè e vita di strada parigina, esplorando il movimento attraverso il ritmo, il colore e la forma umana.

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Da Cortona a Roma

Severini nacque in circostanze modeste. Suo padre lavorava come giovane funzionario del tribunale e sua madre era una sarta. La sua educazione formale si interruppe bruscamente a 15 anni quando lui e i suoi compagni di classe furono sorpresi mentre tentavano di rubare i documenti degli esami. Espulso dalla scuola, si trasferì a Roma con la madre nel 1899.

Lì ha lavorato come impiegato di spedizione mentre studiava arte in modo informale. Ben presto conobbe Boccioni e Balla, che lo introdussero al divisionismo e al puntinismo, tecniche basate su punti di colore contrastanti. Questi metodi influenzeranno sia i primi dipinti di Severini che il linguaggio visivo del Futurismo.

Severini visse in questo periodo in estrema povertà, occupando un piccolo ripostiglio in una cucina di Roma. Tuttavia le sue ambizioni artistiche crebbero e nel 1906, incoraggiato da Balla, si trasferì a Parigi, che in seguito chiamò la sua casa spirituale.

Parigi, futurismo e cubismo

A Parigi Severini si stabilisce a Montmartre ed entra a far parte degli ambienti d’avanguardia della città. Fece amicizia con Amedeo Modigliani e incontrò i pionieri cubisti tra cui Pablo Picasso e Georges Braque. Ha anche incontrato artisti come Jean Metzinger, Albert Gleizes e Juan Gris.

Severini ha svolto un ruolo cruciale nel collegare i futuristi italiani con il modernismo parigino. Quando gli artisti futuristi visitarono Parigi nel 1911, assorbirono le influenze cubiste, in particolare la rappresentazione frammentata della figura umana in movimento.

I suoi dipinti futuristi si concentravano spesso sulla vita notturna e sul movimento urbano. Funziona come Geroglifico dinamico del Bal Tabarin (1912) e Il Boulevard (1913) catturò l’energia di Parigi attraverso colori tremolanti e composizione ritmica. Ha anche prodotto notevoli immagini di guerra futuriste, tra cui Treno blindato (1915) e Lancieri italiani al galoppo (1915).

Dal futurismo all’ordine classico

Dopo la prima guerra mondiale Severini si allontana progressivamente dal futurismo. Influenzato dal cubismo, si spostò verso uno stile più strutturato e in seguito abbracciò un ritorno alle forme classiche. Il suo libro del 1921 Del cubismo al classicismo ha delineato il suo spostamento teorico verso l’ordine, la proporzione e la tradizione.

Durante questo periodo sposò anche Jeanne Paul Fort, figlia del poeta francese Paul Fort. La coppia ebbe difficoltà finanziarie e la morte del loro giovane figlio contribuì alla rinnovata fede cattolica di Severini, che avrebbe plasmato il suo lavoro successivo.

Mosaici, religione e controversia

Dagli anni ’20 in poi Gino Severini si dedicò sempre più agli affreschi e ai mosaici. Si associò al movimento Novecento Italiano e lavorò a commissioni pubbliche durante il periodo fascista, compresi progetti legati alla visione della “Terza Roma” promossa sotto Benito Mussolini.

Ha realizzato mosaici e opere decorative per edifici come il Palazzo di Giustizia di Milano, l’Università di Padova e progetti all’interno del quartiere EUR di Roma. Queste collaborazioni attirarono critiche da parte della comunità artistica internazionale, sebbene le sue opere non fossero apertamente politiche.

I successivi mosaici religiosi di Severini gli valsero il riconoscimento di pioniere della moderna tecnica del mosaico. Una delle sue opere distintive, il Mosaico di San Marco (1961), adorna la facciata della Chiesa di San Marco a Cortona.

Mosaico di San Marco Di Marshall46 (discussione) 08:54, 11 settembre 2008 (UTC) - Ho creato quest'opera interamente da solo., CC BY-SA 3.0, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=19270648

Ultimi anni

Dopo la seconda guerra mondiale, Severini continuò a ricevere commissioni, tra cui lavori decorativi per gli uffici di compagnie aeree come l’Alitalia. Divise il suo tempo tra Roma e Parigi, rimanendo attivo nei suoi ultimi anni.

Gino Severini morì a Parigi nel 1966 all’età di 82 anni. Fu sepolto nella sua città natale, Cortona. Oggi è ricordato come uno degli artisti italiani più progressisti del XX secolo, un pittore che si muoveva con fluidità tra i movimenti e contribuì a plasmare il dialogo tra il futurismo italiano e la più ampia avanguardia europea.