Il 24 marzo 1926 nasce nel piccolo comune lombardo di Leggiuno Sangiano, in provincia di Varese, una delle figure più provocatorie e prolifiche del teatro del Novecento. Dario Fo avrebbe scritto più di 80 opere teatrali, vinto il Premio Nobel per la letteratura, sarebbe stato bandito dalla televisione italiana e avrebbe passato la vita a mettere i potenti sul banco degli imputati.
Fo è cresciuto sulle rive del Lago Maggiore, figlio di un capostazione ferroviario socialista e di una madre intraprendente e fantasiosa i cui scritti sarebbero stati successivamente pubblicati. Il suo primo istinto narrativo fu affinato dal nonno materno, che girava per la campagna vendendo prodotti da un carro trainato da cavalli e intratteneva la folla con racconti taglienti e satirici della vita locale. Dal nonno, seduto accanto a lui sul grande carro, il giovane Dario cominciò ad apprendere i rudimenti del ritmo narrativo.
Si trasferì a Milano per studiare all’Accademia di Belle Arti di Brera, e successivamente si iscrisse ad architettura al Politecnico, senza però mai conseguire la laurea. Durante la guerra fu arruolato nell’esercito della Repubblica di Salò prima di riuscire a disertare, trascorrendo nascosto in una soffitta gli ultimi mesi del conflitto. Ritornò a Milano nel dopoguerra, abbandonando l’architettura per la pittura e piccoli lavori teatrali, presentando monologhi improvvisati che sarebbero diventati il fondamento del suo stile distintivo.
Matrimonio, censura e fama nazionale
Negli anni ’50 Fo lavorò alla radio e sul palco, eseguendo il proprio materiale. Fu durante questo periodo che conobbe l’attrice Franca Rame, che sposò poi. La famiglia di Rame aveva profonde radici nel teatro itinerante e lei si assunse le responsabilità amministrative e organizzative della compagnia Fo-Rame. La coppia collaborerà per i successivi cinquant’anni, diventando una delle partnership più celebrate nel teatro europeo.
La coppia si trasferì a Roma, dove Fo lavorò come sceneggiatore, prima di tornare a Milano, dove formarono una compagnia teatrale e iniziarono ad esibirsi al Teatro Odeon. Il suo gioco Gli Arcangeli non giocano a flipper ha portato loro la prima ondata di riconoscimento nazionale e internazionale.
All’inizio degli anni ’60, Fo e Rame ebbero la possibilità di scrivere e dirigere un popolare spettacolo di varietà televisivo, Canzonissimaper l’emittente nazionale RAI. La collaborazione si interruppe bruscamente dopo che un episodio richiamò l’attenzione sulle pericolose condizioni di lavoro nei cantieri italiani. L’episodio fu censurato, Fo e Rame se ne andarono per protesta, e successivamente i due furono banditi dalla televisione italiana, per 14 anni.
Mistero Buffo e il teatro politico
Nel 1969 Fo presentò in anteprima quella che sarebbe diventata la sua opera solista più celebre, Mister Buffo. Rappresentata non solo nei teatri ma anche nei parchi, nelle prigioni e nelle scuole, l’opera si ispirava alla farsa medievale e alla buffoneria della commedia dell’arte. Fo lo ha presentato come se fosse un musicista itinerante medievale, utilizzando una miscela di improvvisazione e linguaggio inventato noto come grammelot raccontare storie della vita di Cristo e le lotte della gente comune contro l’autorità. Il Vaticano lo condannò come blasfemo confermandone di fatto l’impatto.
Morte accidentale di un anarchico
Nel 1970 Fo completò quello che sarebbe diventato il suo lavoro più riconosciuto a livello internazionale. Morte accidentale di un anarchico fu descritto dallo stesso Fo come “una farsa grottesca su una farsa tragica” e fu scritto all’indomani dell’attentato del 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano. Lo spettacolo era basato sul caso reale di un ferroviere anarchico morto cadendo da una finestra del quarto piano di un commissariato di Milano durante l’interrogatorio; la sua morte è stata giudicata accidentale dalle autorità. Lo spettacolo fece il giro dell’Italia e poi del mondo, e la sua produzione a Broadway nel 1984, con Patti LuPone, attirò notevole attenzione negli Stati Uniti.
Nello stesso anno in cui fu scritta l’opera, Franca Rame fu sottoposta a una selvaggia aggressione fisica da parte di fascisti, che si ritiene agissero su ordine di alti ufficiali dei Carabinieri. Tornò sul palco due mesi dopo con nuovi monologhi antifascisti.
Non posso pagare, non pagherò e poi lavorerò
Nel 1974 Fo ha debuttato Non posso pagare, non pagheròuna commedia tagliente sulla rivolta dei consumatori contro l’aumento dei prezzi che ha avuto risonanza ben oltre i confini nazionali. Negli anni ’80 e ’90, il suo lavoro si è ampliato, affrontando temi tra cui l’AIDS, la Guerra del Golfo e il vasto scandalo di corruzione noto come Tangentopoli che ha fatto crollare gran parte della classe politica italiana all’inizio degli anni ’90. Gli obiettivi successivi includevano Silvio Berlusconi e Forza Italia, e infine le banche e le grandi imprese. Si candidò, senza successo, anche a sindaco di Milano.
Il Premio Nobel e le polemiche
Il Premio Nobel per la Letteratura 1997 è stato assegnato a Dario Fo come qualcuno “che emula i giullari del Medioevo nel flagellare l’autorità e nel sostenere la dignità degli oppressi”. Fu il primo drammaturgo italiano a vincere il premio da quando Luigi Pirandello fu premiato nel 1934. Il premio non fu privo di controversie: il giornale vaticano lo descrisse come oltre ogni immaginazione, e i critici in Italia si chiedevano se la sua opera avesse sufficiente merito letterario. Fo, come al solito, fu deliziato dal tumulto e trasformò la sua conferenza per il Nobel in uno spettacolo.
Le sue opere sono state tradotte in 30 lingue e rappresentate in tutto il mondo, dall’Argentina al Sud Africa, dall’India alla Svezia.
Vita successiva e morte
Fo ha continuato a scrivere, dipingere e fare campagne su questioni politiche e sociali nei suoi ultimi anni. Sua moglie e collaboratrice di sempre Franca Rame è morta a Milano nel 2013 all’età di 83 anni. Lo stesso Dario Fo è morto a Milano il 13 ottobre 2016, all’età di 90 anni. Aveva contratto una malattia respiratoria ed è morto lo stesso giorno in cui veniva annunciato il Premio Nobel per la Letteratura di quell’anno.
Autore di più di 80 opere teatrali e regista estremamente influente, Dario Fo è stato un innovativo artigiano della narrazione con forti convinzioni anti-istituzionali che lo hanno portato a frequenti scontri con i ricchi e i potenti italiani. A un secolo dalla sua nascita, le sue opere continuano a essere prodotte in tutto il mondo, a dimostrazione che l’arte del giullare, se praticata con sufficiente intelligenza e coraggio, resiste.