In questo giorno: nascita del poeta Girolamo Benivieni

Girolamo Benivieni, poeta e umanista fiorentino la cui opera contribuì a trasmettere la filosofia platonica nella letteratura rinascimentale, nacque il 6 febbraio 1453 a Firenze. Strettamente legato ad alcuni dei pensatori più influenti del suo tempo, Benivieni occupò una rara posizione al crocevia tra la filosofia classica, l’umanesimo rinascimentale e la riforma religiosa.

Benivieni faceva parte del circolo intellettuale che si formò attorno alla famiglia Medici a Firenze, ambiente che comprendeva Marsilio Ficino, Giovanni Pico della Mirandola e Angelo Poliziano. Attraverso questi rapporti, si impegnò profondamente nella rinascita della filosofia di Platone che definì l’umanesimo fiorentino alla fine del XV secolo.

La traduzione latina di Ficino di quella di Platone Simposiocompletata intorno al 1474, svolse un ruolo centrale in questa rinascita. Ficino scrisse anche un ampio commento filosofico al testo, interpretando l’amore platonico come un’ascesa spirituale verso la bellezza divina.

Dalla filosofia alla poesia

Benivieni ha trasformato questo complesso materiale filosofico in poesia, componendo De lo amore celeste (Dell’amore celeste), un riassunto in versi in volgare delle idee di Ficino che rese il pensiero platonico accessibile a un pubblico più ampio.

La poesia di Benivieni non si limitava a riecheggiare l’opera di Ficino, ma la rimodellava in forma lirica, sottolineando l’amore come forza che eleva l’anima oltre il desiderio terreno. La poesia fu abbastanza influente da diventare oggetto di un commento di Pico della Mirandola, inserendola ulteriormente nella vita intellettuale dell’Europa rinascimentale. Attraverso queste opere interconnesse, il platonismo fiorentino influenzò scrittori successivi come Pietro Bembo e Baldassarre Castiglione, e alla fine raggiunse oltre l’Italia figure tra cui il poeta inglese Edmund Spenser.

Un esempio della poesia platonica di Benivieni può essere visto nelle righe seguenti di De lo amore celeste:

“Amor dal ciel discende
per far l’alma beata,
e con la sua luce si accende
la mente innamorata.

Una versione inglese comunemente citata recita:

“L’amore discende dal cielo
per rendere l’anima beata,
e con la sua luce infiamma
la mente che impara ad amare.”

I versi riflettono la fusione caratteristica di Benivieni tra l’astrazione filosofica e il linguaggio devozionale, presentando l’amore come un dono divino piuttosto che un’emozione puramente umana.

Influenzato da Girolamo Savonarola

In seguito, Benivieni subì un profondo cambiamento di prospettiva dopo essere caduto sotto l’influenza di Girolamo Savonarola, il frate domenicano i cui sermoni denunciavano la corruzione morale a Firenze e chiedevano un rinnovamento religioso. Benivieni divenne un seguace impegnato, prendendo le distanze dagli elementi più sensuali della sua poesia precedente e riscrivendo alcune delle sue opere in un registro spirituale più austero.

Tradusse il trattato di Savonarola Della semplicità della vita cristiana (Sulla semplicità della vita cristiana) in italiano e compose poesie religiose ispirandosi agli insegnamenti di Savonarola. Benivieni prese parte anche al famigerato Falò delle Vanità, registrando poi la distruzione di opere d’arte e oggetti di lusso per un valore di “diverse migliaia di ducati”, episodio che rimane emblematico dell’influenza del frate su Firenze.

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Nonostante l’esecuzione di Savonarola nel 1498, Benivieni rimase fedele alla sua memoria. Nel 1530 scrisse a papa Clemente VII, egli stesso Medici, difendendo Savonarola e chiedendo il ripristino della sua reputazione all’interno della Chiesa.

Un’ammirazione condivisa per Dante

Benivieni mantenne stretti legami anche con Lucrezia de’ Medici, con la quale condivideva una profonda ammirazione per Dante Alighieri. Nel 1506 pubblicò un’edizione del Divina Commedia che comprendeva mappe di Antonio Manetti e commenti sia di Manetti che di Benivieni, contribuendo allo studio erudito di Dante in un’epoca in cui il suo status era ancora attivamente in fase di formazione.

Su richiesta di Lucrezia, Benivieni redasse una lettera al fratello, papa Leone X, chiedendo assistenza per riportare le spoglie di Dante da Ravenna a Firenze. Sebbene lo sforzo alla fine fallì, rifletteva l’impegno di Benivieni nel ripristinare la centralità culturale di Dante nella sua città natale.

Girolamo Benivieni morì nel 1542, pochi mesi prima del suo novantesimo compleanno. Fu sepolto nella Chiesa di San Marco a Firenze, vicino alla tomba di Pico della Mirandola, e dietro la statua di Savonarola, un luogo di riposo adeguato per un poeta la cui vita unì la filosofia classica, l’umanesimo rinascimentale e la riforma religiosa.