L’autorità di vigilanza italiana sta esaminando se le piattaforme di consegna di cibo Glovo e Deliveroo abbiano ingannato i consumatori riguardo al trattamento riservato ai passeggeri. Questa è l’ultima azione normativa nell’ambito di un approfondito esame italiano delle pratiche di lavoro della gig economy.
Mercoledì l’Autorità Antitrust italiana ha annunciato di aver aperto indagini formali nei confronti di diverse società appartenenti al gruppo Glovo e anche nei confronti di Deliveroo Italia.
I casi sono incentrati su una possibile comunicazione fuorviante riguardante gli impegni di responsabilità sociale delle piattaforme nei confronti dei loro utenti. Gli investigatori stanno esaminando le affermazioni avanzate dalle aziende sulle condizioni di lavoro dei ciclisti, sulla loro classificazione legale e sugli algoritmi utilizzati per gestire e assegnare loro il lavoro. La preoccupazione è che gli impegni rivolti al pubblico per il benessere dei ciclisti potrebbero non riflettere la realtà di come vengono trattati questi lavoratori e che di conseguenza i consumatori potrebbero essere stati indotti in errore.
Glovo ha risposto affermando che era “certo di essere nel pieno rispetto di tutte le leggi e i regolamenti” e ha affermato che stava collaborando con le autorità. Deliveroo Italia non aveva rilasciato alcuna dichiarazione pubblica al momento della pubblicazione.
Il prossimo passo in un’indagine esistente
L’indagine antitrust non esiste in modo isolato. All’inizio di quest’anno, la procura di Milano ha posto la filiale italiana di Deliveroo e la filiale Foodinho di Glovo sotto la supervisione degli amministratori giudiziari per accuse di sfruttamento dei lavoratori. Questo significativo intervento ha di fatto affidato il controllo di parte delle attività italiane di entrambe le società a figure nominate dal tribunale mentre il procedimento continua.
Questi casi fanno parte di una più ampia e sostenuta campagna della Procura di Milano contro presunti abusi sul lavoro nei settori delle consegne, della logistica e della moda. Negli ultimi anni l’ufficio ha portato avanti indagini su alcuni dei nomi più importanti del fast fashion italiano e della logistica internazionale, concentrandosi sulle condizioni che devono affrontare i lavoratori all’estremità inferiore delle complesse catene di approvvigionamento.
I ciclisti vengono trattati adeguatamente?
Il modello di gig economy introdotto da piattaforme come Glovo e Deliveroo ha storicamente classificato i lavoratori delle consegne come lavoratori autonomi piuttosto che come dipendenti, esentando le aziende dagli obblighi relativi alla retribuzione minima, alle assenze per malattia, al diritto alle ferie e ai contributi sociali. I tribunali e le autorità di regolamentazione italiane hanno ripetutamente contestato questa classificazione, e il Paese è stato tra i più assertivi nell’UE nel cercare di estendere le tutele del lavoro ai lavoratori delle piattaforme.
L’uso di algoritmi per gestire i riders – determinando chi riceve lavoro, come viene valutata la prestazione e in quali circostanze i lavoratori vengono effettivamente penalizzati o disattivati – ha attirato particolare attenzione. I critici sostengono che la gestione algoritmica crea una forma di controllo che è funzionalmente indistinguibile dall’occupazione, senza alcuna delle tutele legali che lo status lavorativo porterebbe.
Glovo e Deliveroo dovranno chiarire o modificare la situazione relativa all’occupazione dei propri corridori.
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