Venezia chiuderà il padiglione russo se ci sarà propaganda

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha detto che il Padiglione russo alla Biennale di Venezia di quest’anno sarà chiuso se verrà utilizzato per propaganda politica, poiché la controversia continua a circondare la partecipazione di Mosca.

Intervenendo giovedì, Brugnaro ha sottolineato che la città non tollererà alcun tentativo di utilizzare la prestigiosa mostra internazionale come piattaforma per inviare messaggi statali.

“Se il governo russo facesse propaganda, saremmo i primi a chiudere il Padiglione”, ha detto. Brugnaro ha aggiunto che tra lui e il ministro della Cultura Alessandro Giuli ci sono opinioni divergenti sulla questione.

La decisione di consentire alla Russia di tornare alla Biennale ha suscitato forti critiche sia a livello nazionale che europeo. La Commissione Europea ha avvertito che la mossa potrebbe mettere a repentaglio il finanziamento dell’UE per l’evento, sostenendo che rischia di minare la posizione unitaria del blocco contro Mosca in seguito alla sua invasione dell’Ucraina.

Giuli ha anche esortato gli organizzatori a revocare l’invito, riflettendo preoccupazioni più ampie che la partecipazione di artisti russi possa offuscare il confine tra scambio culturale e messaggio politico. Brugnaro, tuttavia, difese una posizione più sfumata, sottolineando l’identità di lunga data di Venezia come centro culturale aperto.

“Sono filo-ucraino, abbiamo gemellato Venezia con Odessa e la Russia è l’aggressore, ma non siamo in guerra con il popolo russo e l’arte è aperta”, ha detto.

“Siamo sempre stati una città aperta e democratica. Dobbiamo rispetto alle persone e dobbiamo continuare sulla strada della diplomazia e dell’apertura, perché è così che si crea la pace”.

Incertezza sulla partecipazione russa

Il Padiglione russo è stato un punto focale del dibattito fin dallo scoppio della guerra in Ucraina, con le edizioni precedenti che hanno visto artisti e curatori ritirarsi in segno di protesta.

Per l’edizione 2026, gli organizzatori hanno indicato che la partecipazione andrà avanti, anche se i dettagli sul team artistico e sul concept espositivo rimangono limitati. I rapporti suggeriscono che il padiglione potrebbe ospitare figure legate alla scena artistica russa contemporanea che non sono ufficialmente sanzionate ma le cui posizioni sulla guerra rimangono poco chiare.

Questa ambiguità ha alimentato la preoccupazione dei critici, i quali sostengono che anche l’influenza statale indiretta potrebbe trasformare il padiglione in un veicolo di soft power.

In risposta, il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha affermato che la mostra includerà anche progetti dedicati alle voci dissidenti, con l’obiettivo di fornire una piattaforma per artisti provenienti da paesi in cui la libertà di espressione è limitata.

I sostenitori dell’inclusione della Russia sostengono che gli eventi culturali dovrebbero rimanere spazi di dialogo, indipendenti dal conflitto politico. Gli oppositori ribattono che consentire la partecipazione rischia di legittimare un governo impegnato in una guerra in corso.