L’indice annuale della qualità della vita generazionale stilato dal Sole 24 Ore rivela un Paese con profonde disuguaglianze regionali, calo della fertilità, aumento dell’uso di antidepressivi e una generazione di giovani scarsamente serviti sia dal mercato del lavoro che dal sistema educativo.
Una nuova edizione di Il Sole 24 OreL’indagine sulla qualità della vita per fasce d’età, presentata in anteprima al Festival dell’Economia di Trento, dipinge un ritratto dettagliato e a tratti inquietante dell’Italia attraverso le sue generazioni. Mappa dove i bambini, i giovani e gli anziani prosperano e dove no.
Firenze è emersa come la migliore provincia italiana in cui crescere, mentre Bolzano guida la classifica per qualità della vita dei giovani. Intanto Trieste è in testa alla classifica degli anziani. Trento si colloca al secondo posto sia nell’indice generazionale degli anziani che in quello dei giovani, mentre scende al tredicesimo posto in quello dei bambini.
Bambini: divari di fertilità e città sovraffollate
Nell’indice infantile, Bolzano registra il tasso di fertilità più alto d’Italia, con 1,55 figli per donna, ben al di sopra della media nazionale. All’estremo opposto, Cagliari detiene il record di densità di pediatri ma allo stesso tempo registra uno dei tassi di natalità più critici del Paese, con appena 0,75 figli per donna. Milano si colloca bene nei servizi locali, nelle scuole dotate di palestre e nell’assistenza infermieristica pediatrica, ma è ultima nella classifica per spazio abitativo medio a disposizione delle famiglie, con appena 56,6 metri quadrati per nucleo familiare.
Il quadro nazionale è desolante. Il tasso di fecondità in Italia è sceso a 1,14 figli per donna, l’età media delle madri per la prima volta è salita a 32,7 e il tasso di nuzialità è sceso al 2,8 per mille abitanti.
Giovani: un mercato del lavoro che delude il Mezzogiorno
I dati sull’occupazione dei giovani italiani sotto i 35 anni rivelano alcuni dei divari regionali più marcati dell’intera indagine. A Taranto, la disoccupazione giovanile è pari al 44% – più di dieci punti percentuali in più rispetto ad Agrigento, di per sé non un esempio di opportunità. Bologna, intanto, si conferma capitale universitaria italiana: in città un giovane su due è laureato.
Il quadro è aggravato da indicatori più ampi di stress sociale. Cresce il numero delle persone che vivono sole, del 7,9%, e l’uso di antidepressivi del 3,3%. Il rendimento scolastico, misurato dai test standardizzati INVALSI, rimane al di sotto dei livelli pre-pandemia: il 44% degli studenti ha competenze numeriche inadeguate e il 39,9% ha carenze in alfabetizzazione.
Alessandro Rosina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano inquadra la sfida in termini più ampi. “Oggi vogliamo vivere a lungo, ma con qualità di vita. Dobbiamo quindi pensare con più attenzione a come educhiamo i giovani, a come utilizziamo le nuove tecnologie, a come promuoviamo salari adeguati, ma anche a tutto ciò che permette alle persone di sentirsi a casa. Cosa rende una regione più competitiva rispetto ad altre? E di cosa dovremmo preoccuparci quando guardiamo all’Italia, anche nel confronto internazionale?”
Gli anziani: pensioni, prossimità e vita civile
Tra la popolazione anziana italiana, Trento è al primo posto per fornitura di assistenza domiciliare e livelli di partecipazione civica, mentre Milano registra i pagamenti pensionistici medi più alti del paese con 26.300 euro all’anno. Bari, Napoli e Palermo si distinguono per un territorio forse inaspettato: la qualità e la vicinanza dei servizi territoriali dedicati agli over 65.
La posizione di Trieste in cima all’indice degli anziani riflette una combinazione di servizi di welfare, infrastrutture sociali e, in particolare, accesso ai servizi entro 15 minuti a piedi. Questa metrica di “prossimità” è una delle novità della metodologia di indagine, che è stata ampliata da 15 a 20 indicatori territoriali per gruppo generazionale, portando il totale a 60 statistiche provinciali certificate. I nuovi indicatori colgono anche la presenza di reti di sostegno familiare o sociale su cui si può fare affidamento nei momenti di bisogno.
Un Paese in transizione demografica
Nel loro insieme, i risultati dell’indagine delineano un Paese nel mezzo di un profondo cambiamento demografico e culturale: invecchia rapidamente, si frammenta socialmente e fatica a fornire alle generazioni più giovani le competenze e le opportunità di cui hanno bisogno. Il divario occupazionale tra Nord e Sud rimane più radicato che mai, le reti civiche e familiari si stanno logorando in molte aree e i dati relativi alle classi scolastiche suggeriscono che la ripresa educativa dagli anni della pandemia rimane incompleta.
Le classifiche complete saranno pubblicate nella nuova edizione del Il Sole 24 OreRapporto sulla qualità della vita per fascia di età.