Il Primo Ministro ha utilizzato il suo discorso annuale a Confindustria per rinnovare il suo attacco alla cultura normativa di Bruxelles, definendola un colosso burocratico, e promettere riforme interne.
Il Primo Ministro Giorgia Meloni ha lanciato martedì un attacco mirato all’Unione Europea, dicendo all’assemblea annuale di Confindustria – la principale federazione dei datori di lavoro in Italia – che la struttura burocratica e l’approccio ideologico del blocco stanno attivamente danneggiando la competitività europea e la credibilità strategica.
“L’enorme, principale debolezza che ci colpisce direttamente è l’attuale struttura dell’Unione Europea”, ha detto Meloni al convegno. Ha descritto l’UE come “un colosso burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività e la crescita strategica sull’altare degli approcci ideologici e tecnocratici”.
Il Primo Ministro ha reso questa linea di attacco una caratteristica ricorrente della sua politica europea, prendendo di mira in particolare il Green Deal e le relative normative, che secondo lei sono controproducenti ed economicamente dannose. Martedì ha esteso la critica alla posizione globale dell’UE. “L’Europa è stata implacabile nella sua capacità di moltiplicare le regole in ogni aspetto della vita quotidiana, ma miope quando si è trattato di far sentire la propria voce sulla scena globale”.
Anche la Meloni ha rivolto il discorso verso l’interno, proponendo che gli stessi principi vengano applicati anche in patria. Ha annunciato l’intenzione di lanciare un progetto congiunto con Confindustria per riformare la burocrazia interna italiana, inquadrando la deregolamentazione non solo come una priorità economica ma come una questione di principio democratico e di competitività nazionale.
L’intervento di Confindustria è tradizionalmente uno dei momenti più seguiti nel calendario politico-economico italiano. Offre al governo l’opportunità di definire le proprie priorità industriali davanti ai principali rappresentanti delle imprese del paese. È probabile che le osservazioni di Meloni diano nuovo slancio alle continue pressioni del suo governo su Bruxelles affinché riduca la regolamentazione ambientale in vista dei negoziati sul prossimo ciclo legislativo dell’UE.