Il primo ministro Giorgia Meloni ha attaccato la fiera del libro Più Libri Più Liberi dopo che gli organizzatori hanno annunciato che gli editori dovranno firmare una dichiarazione in cui si affermano i valori antifascisti e costituzionali per partecipare all’edizione di dicembre 2026. Ha chiamato il requisito che ha chiamato semplice censura.
La polemica è scoppiata sabato 14 giugno quando Meloni ha postato su X attaccando l’Associazione Italiana Editori (AIE), che organizza Più Libri Più Liberi, la fiera nazionale italiana dei piccoli e medi editori. La 25a edizione della fiera si svolgerà dal 4 all’8 dicembre 2026.
Secondo le nuove regole di registrazione introdotte per l’edizione di quest’anno, gli editori che desiderano esporre devono firmare una dichiarazione in cui si impegnano a sostenere i valori della Costituzione italiana, a ripudiare il fascismo e ogni forma di totalitarismo e ad astenersi dall’esporre o vendere materiale che promuova il fascismo o inciti all’odio o alla discriminazione. L’EIE ha progettato il sistema in modo che agli editori che non spuntano le clausole pertinenti venga impedito di completare la domanda.
La critica della Meloni al Salone del Libro
Nel suo post, la Meloni ha descritto il requisito come un “patentino antifascista” e lo ha definito ideologicamente discriminatorio. “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che ti permettono di dire, se pensi quello che pensano loro, se leggi quello che ritengono opportuno”, ha scritto. “La cancellazione delle idee non di sinistra, mascherata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storia a cui nessuno crede più. Si chiama semplicemente censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”.
Meloni ha postato mentre Roberto Vannacci teneva l’assemblea costituente del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, dall’altra parte di Roma. Vannacci, che ha partecipato a una conferenza stampa quello stesso pomeriggio, si è allineato con la posizione del Primo Ministro, affermando che la libertà di espressione sancita dalla Costituzione “non deve essere soggetta ad alcun distintivo, né antifascista né anti-qualsiasi altra cosa”.
Il Passaggio al Bosco Row
La dichiarazione è una risposta diretta a quanto accaduto nell’edizione 2025 della fiera, quando la partecipazione di Passaggio al Bosco – casa editrice che i critici del catalogo descrissero come sostanzialmente devota a figure ed esperienze della tradizione nazifascista e antisemita – scatenò una significativa reazione. Ottantanove intellettuali firmarono una lettera chiedendo l’esclusione dell’editore. All’epoca l’EAI difendeva una posizione pluralista, sostenendo che la fiera era “la casa di tutti gli editori italiani” e che l’ammissione non doveva dipendere dall’orientamento politico.
Diversi autori ed espositori si sono ritirati per protesta. Il fumettista Zerocalcare ha annunciato che non avrebbe partecipato, spiegando che la sua decisione era stata presa quindici anni prima – non avrebbe condiviso una piattaforma con editori che considerava neofascisti – ma che applicarla ora sembrava “un campo minato”. Anche il Comune di Roma ha boicottato la cerimonia di apertura della fiera. Durante la fiera un gruppo di editori e visitatori si è radunato davanti allo stand Passaggio al Bosco e ha cantato Bella Ciao.
Nei mesi tra la fine dell’edizione 2025 e l’apertura delle iscrizioni per il 2026, l’AIE ha introdotto il nuovo obbligo di dichiarazione. Nessuna specifica delibera o data di votazione è stata resa pubblica; la clausola sembra essere stata incorporata nella documentazione di registrazione standard inviata agli editori prima del processo di registrazione di quest’anno.
La Fiera del Libro respinge la dichiarazione di censura
La fiera del libro ha rilasciato una dichiarazione in cui respinge l’accusa di censura. “La decisione di chiedere ai partecipanti di firmare una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e non negoziabili non è affatto una censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi stakeholder presenti alla fiera del libro”, si legge. Si aggiunge che l’intervento del Primo Ministro merita “un’ulteriore attenta considerazione per rispetto istituzionale”.
La fiera è presieduta da Annamaria Malato e gestita dall’AIE, ente di categoria che rappresenta l’editoria italiana. La fiera stessa si è detta rattristata dall’intervento del Primo Ministro.
L’opposizione risponde alla Meloni
I politici dell’opposizione hanno risposto duramente. Elly Schlein, leader del Partito Democratico di centrosinistra (PD), ha affermato che l’indignazione di Meloni è stata selettiva. «Non l’abbiamo sentita emozionarsi così quando una sezione della destra ha affisso adesivi per distinguere i negozi italiani da quelli gestiti da stranieri, o quando sono state stilate liste nere contro i professori considerati non allineati», dice Schlein. “Giorgia Meloni ha giurato sulla Costituzione, e la Costituzione è antifascista. Garantendo la libertà di espressione, non considera il fascismo un’opinione, lo vieta. Viviamo in un Paese che ha una Costituzione scritta da chi ha combattuto nella Resistenza per liberarci dal regime fascista e dall’occupazione nazista”.
Altre voci dell’opposizione accusano la Meloni di aver pianificato un appello alla base elettorale di estrema destra su cui punta anche il nuovo partito di Vannacci. La controversia tocca un nervo costituzionale: ai sensi dell’articolo XII delle disposizioni transitorie della Costituzione italiana, e della cosiddetta Legge Mancino del 1993, l’apologia pubblica del fascismo è vietata in Italia. La dichiarazione dell’EIE fa eco al quadro giuridico esistente anziché discostarsi da esso.
Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aggiunto una dimensione ironica al dibattito, sottolineando che lo stesso Codice Penale italiano porta la firma di Mussolini.