Il deficit di bilancio si è ridotto ma è superiore all’obiettivo dell’UE

Secondo i nuovi dati ISTAT, il deficit di bilancio dell’Italia si è ridotto nel 2025 ma è rimasto al di sopra del tetto del 3% fissato dall’Unione Europea. Ciò complica le speranze di Roma di uscire prima del previsto dalla procedura disciplinare del blocco.

L’ufficio statistico nazionale ha affermato che il deficit del 2025 ammonta al 3,1% del prodotto interno lordo (PIL). Questo valore è in calo rispetto al 3,4% nel 2024, ma leggermente al di sopra della soglia del 3% dell’UE. Non più tardi della scorsa settimana, il primo ministro Giorgia Meloni ha dichiarato a Bloomberg di aspettarsi che il deficit scenda “sotto il 3%” quest’anno.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha attribuito il risultato inferiore alle attese ai costi correnti legati ai generosi incentivi per la ristrutturazione delle case introdotti nel 2020. I programmi, progettati per stimolare il settore dell’edilizia durante la pandemia, continuano a pesare pesantemente sulle finanze pubbliche. Giorgetti non esclude revisioni dei dati. L’ISTAT ha affermato che i dati potrebbero essere rivisti entro il 21 aprile se emergeranno ulteriori informazioni.

Uscita in stallo dalla procedura UE

La soglia del 3% è politicamente significativa perché il suo raggiungimento avrebbe potuto consentire all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo (PDE) dell’UE entro la fine dell’anno, potenzialmente un anno prima del previsto. Rimanere sotto la PDE limita la flessibilità fiscale di Roma mentre la Meloni si prepara alle elezioni generali del 2027.

Anche il debito pubblico ha mancato l’obiettivo del governo. L’ISTAT ha riferito che il debito è salito al 137,1% del Pil nel 2025, rispetto al 134,7% dell’anno precedente. Il peso del debito italiano è il secondo più alto nella zona euro dopo la Grecia. Il governo aveva puntato a un rapporto del 136,2% e ha previsto il 137,4% per il 2026.

L’uscita dalla PDE è stata fondamentale per il piano italiano di aumento della spesa per la difesa in linea con gli impegni assunti con i partner dell’UE e gli alleati della NATO. Roma ha indicato che, una volta fuori dalla procedura, si avvarrà di una “clausola di salvaguardia” dell’UE che consentirà maggiori spese militari senza innescare ulteriori azioni disciplinari, anche se il deficit superasse temporaneamente il 3%.

Nel suo ultimo quadro di bilancio, presentato a settembre, il governo ha fissato come obiettivo un deficit del 2,8% del Pil nel 2026. Il documento prevede una spesa aggiuntiva per la difesa pari a circa lo 0,5% del PIL, ovvero più di 10 miliardi di euro, in tre anni fino al 2028.

La crescita rimane contenuta

L’economia italiana è cresciuta dello 0,5% in termini reali nel 2025, rispettando le previsioni riviste al ribasso del governo e segnando il quarto anno consecutivo di crescita inferiore all’1%. A prezzi correnti, il PIL è aumentato del 2,5% a 2.260 miliardi di euro.

Gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 3,5% in termini di volume, mentre la spesa per i consumi finali è aumentata dello 0,9% e le esportazioni dell’1,2%. Le importazioni sono aumentate del 3,6%, il che significa che i flussi commerciali hanno esercitato un effetto negativo sulla crescita complessiva. La domanda nazionale, esclusa la variazione delle scorte, ha contribuito per 1,5 punti percentuali alla crescita del PIL, mentre le esportazioni nette hanno sottratto 0,7 punti e le scorte altri 0,2 punti.

I dati settoriali mostrano che il valore aggiunto è aumentato del 2,4% nelle costruzioni e dello 0,3% nell’industria e nei servizi, mentre l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca si sono contratte dello 0,1%.

Il saldo primario, indebitamento netto escluso il pagamento degli interessi, è migliorato fino a raggiungere un surplus dello 0,7% del PIL, rispetto allo 0,5% nel 2024, indicando alcuni progressi nel consolidamento fiscale sottostante.

Aumenta la pressione fiscale

Il carico fiscale politicamente sensibile, che misura il totale delle imposte e dei contributi sociali in percentuale del PIL, è aumentato per il secondo anno consecutivo al 43,1%. Si tratta di 0,7 punti percentuali in più rispetto al 2024 e al di sopra della previsione del 42,8% del governo.

I partiti di opposizione si sono già impadroniti dei dati, sostenendo che l’aumento mina l’impegno della Meloni di ridurre le tasse. Il governo sostiene che la disciplina fiscale rimane una priorità, ma insiste sul fatto che la crescita e le riforme strutturali, insieme all’uso efficace dei fondi di ripresa dell’UE, sono essenziali per migliorare le prospettive a lungo termine.

L’ISTAT ha affermato che il suo rilascio si basa sui dati disponibili al 27 febbraio, lasciando aperta la possibilità di ulteriori revisioni nelle prossime settimane.