Dai primi sindaci donne eletti nel 1946 all’introduzione del femminicidio come reato specifico, una nuova mostra dell’ANSA inaugurata a Roma ripercorre il lungo cammino dei diritti delle donne. Tuttavia, coloro che l’hanno percorso mettono in guardia dall’autocompiacimento.
Una mostra che celebra ottant’anni di diritti delle donne in Italia è stata inaugurata questa settimana a Roma, riunendo 122 fotografie e le storie di 135 donne le cui lotte, battaglie legali e primati storici hanno plasmato il lento progresso del Paese verso l’uguaglianza di genere. Donne della Repubblica: ottant’anni di successi nelle cronache ANSA, 1946-2026 è esposta gratuitamente fino al 30 giugno presso il Complesso di Vicolo Valdina in Piazza Campo Marzio, per poi trasferirsi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone dal 1° luglio. Una selezione di immagini sarà proiettata sugli edifici di tutta Italia il 2 giugno, Festa della Repubblica.
La mostra, realizzata in collaborazione con gli archivi di Cinecittà e l’Istituto Luce e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e dell’ANCI, è stata inaugurata alla presenza di tre delle donne ritratte: l’astronauta Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana nello spazio; Rosa Oliva, il cui ricorso alla Corte Costituzionale ha aperto la porta alle donne nelle alte sfere della pubblica amministrazione; e Debora Corbi, la prima donna soldato italiana.
“Non ho mai considerato un obiettivo diventare la prima donna astronauta”, ha detto Cristoforetti. “Volevo solo diventare un astronauta.” Corbi ha ricordato un diverso tipo di barriera. “Negli anni Novanta ero una ragazza normale che aveva un sogno speciale, apparentemente irraggiungibile: indossare la divisa”. Oliva ha offerto la valutazione più acuta di dove si trova ancora l’Italia: “Ci viene detto che ci vorranno cinque generazioni per una vera uguaglianza – un tempo infinito”.
Non essere compiacente
L’avvertimento contro il trionfalismo è stato un filo conduttore costante della cerimonia di apertura. Il presidente dell’ANSA Giulio Anselmi ha osservato che solo poco più della metà delle donne italiane oggi hanno un impiego stabile, contro sette uomini su dieci, e che nonostante l’introduzione del femminicidio come reato penale specifico, il numero dei femminicidi non è diminuito.
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha riconosciuto che “disuguaglianze e discriminazioni persistono nella vita di tutti i giorni e continua a pesare la grave e inaccettabile violenza contro le donne, nelle sue molteplici forme”.
Il direttore dell’ANSA Luigi Contu ha descritto l’ampiezza del cast della mostra: accanto ai personaggi noti ci sono la prima donna addetta alle pulizie municipali d’Italia, la prima donna autista di autobus e la prima donna a lavorare nelle miniere del Sulcis, in Sardegna. “Ogni volta che veniva approvata una legge o una di queste persone otteneva un risultato, un giornalista o un fotografo dell’ANSA era lì a testimoniarlo”, ha detto.
Tra le voci in mostra c’è quella di Maria Gabriella Luccioli, una delle prime otto donne ammesse alla magistratura italiana in seguito alla legge del 9 febbraio 1963 — e prima donna a essere nominata presidente di una sezione della Corte di Cassazione. “Quando sono entrata in magistratura ero completamente sola nel circondario di Roma”, ha ricordato. “Dovevo essere sempre eccellente.” Oggi le donne costituiscono il 57% dei giudici italiani, ma Luccioli ha notato che ai livelli più alti la sottorappresentanza persiste. “È fondamentale che le nuove generazioni credano in se stesse e si impegnino”, ha detto, “perché possono farcela”.
Puoi goderti una rivista online che celebra la mostra (in italiano) qui.