Accadde In Questo Giorno: Muore il Vecchietta, maestro del Rinascimento senese

Lorenzo di Pietro di Giovanni – noto ai posteri come Vecchietta, “il vecchio vecchio” – morì a Siena il 6 giugno 1480. Ha lasciato un’eredità in pittura, bronzo e pietra che rimane inseparabile dall’identità di una delle città artisticamente più ricche d’Italia.

Nato a Siena e ivi battezzato l’11 agosto 1410, Vecchietta fu pittore, scultore, orafo e architetto di notevole respiro e ambizione. La sua formazione giovanile è solo parzialmente documentata, ma il suo nome è stato associato ad alcuni dei protagonisti della tradizione senese, tra cui Sassetta, Taddeo di Bartolo e Jacopo della Quercia. Quel che è certo è che divenne uno degli artisti più versatili e ricercati operanti in Toscana durante la metà del Quattrocento.

Pittore dell’ospedale

Gran parte dei lavori più significativi del Vecchietta furono eseguiti per l’Ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. L’ospedale era una delle istituzioni più grandi e celebrate del suo genere nell’Italia medievale, con filiali in molte città. Era così strettamente associato ad esso che ne acquisì il soprannome pittor della spedalepittore dell’ospedale.

I suoi contributi al celebre Pellegrinaio dell’ospedale – la Sala dei Pellegrini – includevano una serie di affreschi eseguiti insieme a Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia. Tra loro c’era La visione di Santa Sororeraffigurante un sogno della madre del calzolaio Sorore, mitico fondatore dell’ospedale, e La fondazione dello Spedale.

Intorno al 1444 decorò la Cappella di Sacra Chiodo, l’antica sacrestia, con affreschi dell’Annunciazione, della Natività e del Giudizio Universale, nonché un’Allegoria della Scala, in cui i bambini salgono verso il cielo. L’anno successivo decorò il Arliquieraun armadio dipinto contenente sante reliquie, destinato alla stessa sagrestia. Ora è nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

Arliquiera, 1445, Il Vecchietta, (Siena, Pinacoteca Nazionale)

Bronzo, marmo e devozione

Le ambizioni scultoree di Vecchietta non erano meno formidabili. Negli anni Sessanta del Quattrocento realizzò per l’ospedale un grande ciborio in bronzo, poi trasferito nel Duomo di Siena. Per la Chiesa della Santissima Annunziata all’interno del complesso ospedaliero, fuse una figura in bronzo del Cristo risorto firmata e datata nel 1476. L’opera risente dell’influenza di Donatello, che si ritiene Vecchietta abbia incontrato a Siena negli anni Cinquanta del Quattrocento.

Per la chiesa di San Domenico scolpì un’effigie tombale in bronzo di un giurista senese, ora conservata alla Galleria degli Uffizi a Firenze. Produsse anche figure a grandezza naturale dei Santi Pietro e Paolo per la Loggia della Mercanzia e una scultura di San Martino per Palazzo Saracini. Quando nel 1461 venne canonizzata Santa Caterina da Siena, il Vecchietta realizzò in suo onore una statua d’argento; scomparve in seguito all’assedio di Siena del 1555.

Oltre Siena

La fama del Vecchietta si estendeva oltre Siena. Nella vicina Pienza dipinse un Assunzione nel 1461 per Papa Pio II, uno dei papi culturalmente più ambiziosi del Rinascimento. Una tavola della Madonna è agli Uffizi, a San Pietro Martire è esposto a Palazzo Cini a Venezia, e la British Library di Londra conserva un manoscritto di Dante Divina Commedia contenente miniature in mano.

Tra il 1447 e il 1450, Vecchietta e i suoi allievi – tra cui Francesco di Giorgio e Neroccio de’ Landi, due artisti che si sarebbero distinti notevolmente – realizzarono affreschi per il Battistero di San Giovanni nel Duomo di Siena.

Il Vecchietta morì a Siena il 6 giugno 1480, quasi settantenne. Con caratteristica lungimiranza aveva già progettato una cappella funeraria per sé e per la moglie all’interno del Santa Maria della Scala.