Il vice premier Matteo Salvini ha pubblicamente chiesto che le banche Intesa Sanpaolo e UniCredit contribuiscano all’interesse nazionale con una quota dei loro 20 miliardi di euro complessivi di profitti previsti. Ha lasciato intendere che il governo intende esercitare pressioni sul settore bancario per motivi redistributivi e far scendere brevemente le azioni di entrambe le istituzioni.
Intervenendo venerdì a Milano in un evento incentrato sul piano abitativo del governo, il vice premier e ministro dei trasporti Matteo Salvini ha rivolto la sua attenzione alle due maggiori banche italiane, definendo i loro profitti una questione di urgente preoccupazione nazionale.
«Andate a vedere i risultati trimestrali di UniCredit e Intesa Sanpaolo», ha detto alla platea. “Le due maggiori banche italiane chiuderanno questo anno difficile per la stragrande maggioranza delle famiglie e delle imprese con 20 miliardi di utili. La Lega chiederà alle banche che stanno realizzando guadagni e profitti senza precedenti di contribuire alla crescita economica del Paese. Sono convinto che governo e Lega su questo saranno intransigenti”.
E ha aggiunto: “Non può esistere un gigante che fa soldi con le spalle coperte. Una parte di questi profitti potrebbe essere reinvestita nel piano casa”.
Salvini ha inoltre sostenuto che una parte significativa della redditività delle banche è stata effettivamente garantita dallo Stato e dai contribuenti italiani. Inoltre, ha osservato che i prestiti garantiti da garanzie statali hanno contribuito a margini su cui altrimenti nessuna impresa privata avrebbe potuto contare.
Reazione del mercato
Le osservazioni hanno avuto un effetto immediato, anche se di breve durata, su Piazza Affari. Le azioni di UniCredit sono scese fino all’1,2% dopo i commenti di Salvini prima di recuperare una perdita di circa lo 0,5% a 73,76 euro, mentre Intesa Sanpaolo è scesa fino allo 0,95% prima di ridurre le perdite allo 0,2% a 5,68 euro.
La posizione della Meloni
L’intervento di Salvini non è isolato. Il primo ministro Giorgia Meloni ha avanzato argomentazioni simili negli ultimi mesi, inquadrando qualsiasi trasferimento finanziario dal settore bancario come un giusto ritorno sulle politiche che hanno avvantaggiato i finanziatori. “Non vogliamo tassare la ricchezza prodotta dalle aziende”, ha detto Meloni in un’intervista recentemente pubblicata. “Vogliamo un contributo sul reddito accumulato grazie alle condizioni di mercato che la politica del governo ha fortemente contribuito a creare”.
Meloni ha indicato che considererà il contributo delle banche legato specificamente all’edilizia abitativa, aggiungendo che chiedere circa 5 miliardi di euro dai profitti complessivi del settore di 44 miliardi di euro nel 2025 era un’aspettativa ragionevole.