Venezi contesta formalmente il licenziamento della Fenice

Il direttore d’orchestra Beatrice Venezi ha dichiarato nullo e discriminatorio il suo licenziamento, lanciando un ricorso legale contro il teatro che l’ha licenziata prima ancora che sollevasse la bacchetta come direttore musicale.

Mercoledì Beatrice Venezi ha contestato formalmente il suo licenziamento dalla carica di direttore musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Ha scritto alla fondazione governativa per dichiarare la decisione “nulla, illegittima, inefficace e discriminatoria”. Il soprintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, è rimasto impassibile, affermando che gli avvocati della Fenice avrebbero risposto e respingendo le voci secondo cui Venezi potrebbe ricevere un risarcimento.

Cosa ha portato al licenziamento

Venezi è stata nominata nel settembre 2025 – in modo controverso fin dall’inizio – per diventare la più giovane direttrice musicale di sempre della Fenice e la sua prima donna nel ruolo, con un mandato che inizierà a ottobre e durerà fino al 2027. La nomina è stata accolta con continue proteste da parte dell’orchestra e dello staff, che sostenevano favoritismi politici dati i suoi legami ben documentati con il Premier Giorgia Meloni.

La rottura definitiva avvenne il 27 aprile, quando La Fenice annullò tutte le future collaborazioni dopo che Venezi aveva rilasciato un’intervista al quotidiano argentino La Nación in cui descriveva il mondo musicale italiano come resistente al cambiamento e sosteneva che le posizioni nell’orchestra di Venezia erano “praticamente passate di padre in figlio”. Colabianchi, che in precedenza era stato alleato, ha affermato di aver agito a causa di “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra”.

La politica dietro la nomina

I legami di Venezi con il governo Meloni sono estesi e di lunga data. È stata nominata consigliere musicale del governo poco dopo che la Meloni è entrata in carica come prima donna primo ministro italiano nel 2022. È stata anche pubblicamente elogiata dal premier in diverse occasioni e ha ricevuto un premio dal partito Fratelli d’Italia della Meloni. La sua nomina alla Fenice è stata ampiamente vista nel contesto dell’obiettivo dichiarato del governo di smantellare quella che descrive come egemonia culturale di sinistra nelle istituzioni italiane.

La 36enne direttore d’orchestra lucchese, figlia di un militante di estrema destra e nota al pubblico televisivo anche per la pubblicità di uno shampoo, non aveva mai diretto prima una grande orchestra di teatro d’opera. I critici sostenevano che il suo curriculum di direzione fosse troppo scarso per un ruolo della statura della Fenice. Il Daily Telegraph britannico ha avuto un punto di vista diverso, sostenendo che era stata vittima di sessismo, misoginia e ageismo inverso.

La stessa Venezi aveva precedentemente notato con ironia che aveva “beneficiato così tanto del mecenatismo” da lavorare “praticamente completamente all’estero”. Attualmente è direttore ospite principale del Teatro dell’Opera di Buenos Aires.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che aveva sostenuto la nomina originaria, ha espresso “piena fiducia” in Colabianchi e ha espresso la speranza che la decisione possa chiarire l’aria per il bene del teatro e della città. L’ufficio di Meloni ha smentito l’articolo del Corriere della Sera secondo cui il premier avrebbe personalmente firmato il licenziamento.